<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403</id><updated>2012-02-16T11:19:53.440+01:00</updated><category term='Caterina Gerardi'/><category term='Antonio Buccoliero'/><category term='Monica Massari'/><category term='Il Concorso e Festival Itinerante'/><category term='Elisabetta Liguori'/><category term='Trust'/><category term='Gazzetta del Mezzogiorno 15 maggio 2009'/><category term='con le donne nel carcere'/><category term='Nicoletta Salvemini'/><category term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><category term='Luisella Guerrieri'/><title type='text'>donne&amp;carcere</title><subtitle type='html'>il carcere non è per le donne?</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>18</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-4755520287521718194</id><published>2011-02-13T21:03:00.005+01:00</published><updated>2011-02-13T21:07:04.129+01:00</updated><title type='text'>E' morta Franca Salerno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-ol1l-QUOSko/TVg54U2nEdI/AAAAAAAAAHQ/2BcSLnAlNuA/s1600/_PAR0703.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-ol1l-QUOSko/TVg54U2nEdI/AAAAAAAAAHQ/2BcSLnAlNuA/s320/_PAR0703.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573268178704208338" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-iJIMvpHGqps/TVg5wwsu5RI/AAAAAAAAAHI/JgYCOtIxrKM/s1600/_PAR0536.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 148px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-iJIMvpHGqps/TVg5wwsu5RI/AAAAAAAAAHI/JgYCOtIxrKM/s320/_PAR0536.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573268048740017426" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-wvh5cxdrHRk/TVg5nhYSKVI/AAAAAAAAAHA/JZalXalvQqY/s1600/_PAR0486.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-wvh5cxdrHRk/TVg5nhYSKVI/AAAAAAAAAHA/JZalXalvQqY/s320/_PAR0486.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573267890008893778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-zcF7mHFbs5A/TVg5djncCEI/AAAAAAAAAG4/IDIDioCizhA/s1600/_PAR0569.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-zcF7mHFbs5A/TVg5djncCEI/AAAAAAAAAG4/IDIDioCizhA/s320/_PAR0569.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573267718810634306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dirti addio, splendida guerriera dagli occhi blu?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi hai detto di andare ed io l'ho fatto ed ora un oceano ci ha divise, ci divide ancora. &lt;br /&gt;Ma mi hai detto di farlo perchè l'oceano non era poi così grande. Ed io ti ho creduto. E l'ho fatto.&lt;br /&gt;Anche se in fondo tutte e due sapevamo che era un addio, anche se abbiamo pianto entrambe, anche se è stato difficilissimo separarci.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta il rumore delle risate, la potenza del tuo ascolto, la forza dei tuoi consigli, il confronto politico e personale, la comprensione in uno sguardo, la fragranza del tuo modo di essere nel mondo. L'amore che mi hai dato e che mi hai permesso di darti. Quest'affinità elettiva che ci ha fatto incontrare, stringere, toccare. Sei dentro di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evasa. Libera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' così che ti ricorderò. Così ti sei raccontata e data a me in questi anni. Così voglio raccontarti a chi non ti conosceva. Perchè non si perda neanche una goccia di quello che eri, perchè la memoria la dobbiamo scrivere noi, perchè tu lo avresti voluto. A chi ti ha conosciuto molto più di me chiedo invece scusa per la mia arroganza nel volerti narrare, ma come avresti fatto tu, come avresti voluto tu, sorridendo vi dico che non me ne frega niente dei giudizi. &lt;br /&gt;Questa è la mia Franca. Questo è il mio racconto, il puzzle, i pezzi di lei che mi ha regalato in mille momenti condivisi, vissuti, respirati. Quello che abbiamo costruito insieme, il nostro rapporto, invece, lo tengo per me, perchè non ci sono le parole giuste per descriverlo e perchè è solo mio e suo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Evasa. Libera.“&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'evasione è una fuga, è un'andare via, una sparizione, un allontanamento da ciò che opprime. Ma è anche beffa. E' lasciare un vuoto polemico, una domanda per chi rimane: ma come ha fatto?&lt;br /&gt;Evasione è dunque anche restare, lasciare una presenza, una scia ribelle. Tracce. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evasione è una risata grassa, ai danni del potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse la tua prima evasione è stata dal collegio di suore nel quale con tua sorella Marisa vi hanno rinchiuse da piccole. Mi hai raccontato tante volte come già allora avevate rifiutato il controllo, quella disciplina vuota, morbosa e grigia, quell'irrigidimento dell'anima e del corpo. &lt;br /&gt;Siete scappate. Cercavate il disordine.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Mi hai raccontato che sei stata rinchiusa in un manicomio, quando eri ragazza. Hanno cercato di rubarti la forza, la mente, i sogni, la tua insubordinazione. Ma non ci sono riusciti. Ti immagino evadere anche da lì, armata solo dei tuoi occhi blu, capaci di vedere oltre lo stato apparente delle cose, oltre il bianco di quelle pareti morte. Occhi blu profondo, capaci anche loro di evadere, lasciando solo il corpo in mano agli aguzzini mentre, ignari di te, ti facevano l'elettroschok. Blu come altri luoghi, altri mondi, blu come ormai immagino la libertà.&lt;br /&gt;Sei scappata. Cercavi la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E l'hai trovata nella Roma di Trastevere, quella Roma che ormai hanno cancellato. Quella delle strade, del popolo, dei quartieri, della solidarietà sociale, quella che come una pittrice mi disegnavi mentre raccontavi. Un apprendistato fatto di sesso, di droghe, di autostop, di viaggi in europa senza una meta, di libertà e di aria. Quanto dovevi essere bella, sorella mia. &lt;br /&gt;Sei scappata. Cercavi la strada giusta.&lt;br /&gt;E poi l'indignazione, la scoperta del senso profondo della parola oppressione, dell'orrore dello sfruttamento, dell'impossibile inganno del potere e del denaro. Imparare a dare un nome alle cose. Parole e senso trovati nei libri che ti passavano i compagni, sicuramente stregati dalla tua bellezza e dalla tua naturale capacità di essere coerente e guerriera, parole e senso trovati soprattutto negli occhi della gente, degli uomini e delle donne di vita. Incontravi la lotta. Questo incontro che più di ogni altro ha segnato tutta la tua vita. La lotta, che è stata la tua vita. Hai scelto le armi, hai scelto i NAP. Hai scelto la lotta frontale, oppure lei ha scelto te. Perchè eri fuoco, sorella mia. Nel bene e nel male, questa era la tua natura. Hanno provato a tarparti le radici, le ali. Hanno provato a imprigionarti.&lt;br /&gt;Sei scappata. Evasa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evasa dalla stupidità del carcere e dei carcerieri, dall'arroganza dei tribunali e delle sentenze. Due piccole donne che hanno spaventato il potere, che lo hanno fatto traballare, lo hanno lasciato attonito e impotente. Tracce e solchi di memoria. Polvere di sbarre nascosta chissà dove, racconti mai finiti la cui eco si perde su un terrazzo con vista a strapiombo sul mare. Rumore di gabbiani e delle nostre risate estive.&lt;br /&gt;Parole evasive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La clandestinità, l'amore. Proiettili sparati per sbaglio in un appartamento e risate da crampi allo stomaco, mi raccontavi. Traslochi fatti di corsa, sbagli, fughe, paure, lacrime, errori. E poi ancora  l'arresto, gli spari, l'omicidio a sangue freddo del tuo compagno Antonio. I tuoi racconti indimenticabili. Tiravano calci sordi sulla tua pancia, che era già piena del nostro Antonio. Partorire in carcere, imparare ad essere mamma in un recinto chiuso dal quale non ti avrebbero mai più permesso di evadere, almeno con il corpo. Ti sei tante volte descritta goffa, impacciata, spaventata con questo bambino splendido e paffuto dagli occhi blu. Mi resta nella mente l'immagine di te, il tuo cantare ninne nanne nel silenzio delle carceri di massima sicurezza. &lt;br /&gt;Parole libere. Parole in fuga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il lato umano e vero della lotta, che era sempre il succo dei tuoi racconti.  La consapevolezza della vulnerabilità, dell'essere persone fatte di carne e passione. La capacità di ridere di se stessi e degli altri. La forza di mettersi in discussione sempre, e allo stesso tempo di restare fedeli alle proprie idee, al proprio sangue e a quello degli altri, compagni e compagne. Il tuo essere donna, naturalmente militante e inevitabilmente fragile. Come tutti noi. E non avere paura di ammetterlo. Questo era il  motore della tua forza infinita negli anni bui della prigionia, almeno ai miei e ai tuoi occhi. Ce lo siamo detto tante volte. Questa è la linfa della tua coerenza anche dopo, quando ho avuto il privilegio di conoscerti perchè tu me lo hai permesso. Compromettere la vita con il conflitto, farne una cosa sola, senza voltarsi  indietro, senza rimpianti, senza ripensamenti. Con naturalezza, con umiltà e coraggio. Senza chiedere riconoscimenti a nessuno, senza nascondere la paura, senza mai nascondersi dietro un dito. Errori e certezze ad un unico ritmo, quello della parte giusta della barricata.  Odiando il potere e rifiutando tutti i sui figli minori. &lt;br /&gt;Parole tue. Parole nostre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle compagne, amiche, sorelle che ti hanno amata e hanno condiviso con te la vita, l'amore e il dolore, il carcere, le evasioni e la libertà, con la stessa fottuta intensità con cui ho potuto anche se per poco farlo io, va il mio abbraccio più forte. Perchè, non me ne vogliano i compagni e gli amici,  i  racconti di Franca sono quasi tutti declinati al femminile. E ci sarà pure un perchè.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tua ultima evasione sorella mia, compagna, è quella dalla vita, da un corpo che, dopo il dolore infinito per la perdita di Antonio, aveva deciso di abbandonarti, anche se tu non volevi. Ma non lasci un vuoto. Piuttosto uno spazio pieno. Di parole, di storie, di emozioni, di ricordi. Per tutte e tutti noi. Questo è solo un mozzico di quello che mi hai regalato.Come ti ho detto fino alla fine, ti porto con me ogni giorno. Mi mancherai infinitamente, ma tanto questo già lo sai...&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L'evasione è  uno scarboccchio indelebile nelle righe ordinate del potere e della legge.&lt;br /&gt;E´ una beffa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora ridiamo, compagna mia, ridiamo!&lt;br /&gt;Buona fuga, Franca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tua nina&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-4755520287521718194?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/4755520287521718194/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=4755520287521718194&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/4755520287521718194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/4755520287521718194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2011/02/e-morta-franca-salerno.html' title='E&apos; morta Franca Salerno'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ol1l-QUOSko/TVg54U2nEdI/AAAAAAAAAHQ/2BcSLnAlNuA/s72-c/_PAR0703.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-6460683109728519624</id><published>2010-10-29T22:09:00.004+02:00</published><updated>2010-10-29T22:23:24.853+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-6460683109728519624?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/6460683109728519624/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=6460683109728519624&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/6460683109728519624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/6460683109728519624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2010/10/continua-il-viaggio-del-film.html' title=''/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-2325571152957112449</id><published>2010-10-29T22:09:00.003+02:00</published><updated>2010-10-29T22:16:20.322+02:00</updated><title type='text'>CONTINUA IL VIAGGIO DEL FILM</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_IreT2uDLvkc/TMsrI6mmoKI/AAAAAAAAAGQ/iPJcI8yMJgw/s1600/Locandina_inviti-stori-di_donne.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_IreT2uDLvkc/TMsrI6mmoKI/AAAAAAAAAGQ/iPJcI8yMJgw/s320/Locandina_inviti-stori-di_donne.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533563999324905634" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;COMUNICATO STAMPA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovedì, 4 novembre 2010 ore 9.30 &lt;br /&gt;presso il Polo Umanistico dell'Università degli Studi di Foggia&lt;br /&gt;Via Arpi, 176 si terrà la Giornata di Studio: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storie di donne in carcere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La giornata di studi è organizzata dal.CRILC (Centro di ricerca interuniversitario per la Ricerca sulle produzioni letterarie in carcere e la sperimentazione di laboratori di scrittura creativa in contesti di detenzione) dell’Università degli Studi di Bari e dell’Università degli Studi di Foggia  &lt;br /&gt;in collaborazione con il Centro internazionale Interdisciplinare per gli Studi di Genere, Foggia.&lt;br /&gt; Interventi di: Fiammetta Fanizza, docente di Sociologia; Caterina Gerardi, regista; Stella Magni, autrice; Franca Pinto Minerva, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione; Stefan Nienhaus, Docente di Letteratura Tedesca; Sebastiano Valerio, Docente di Letteratura italiana. &lt;br /&gt;Lettura: Giustina Ruggiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giornata di studi indaga sulla realtà delle donne in carcere e sugli esempi della letteratura e del cinema che raccontano la detenzione femminile. Gli interventi sugli aspetti sociologici, letterari e della formazione delle prigioniere sono scanditi dalla lettura di brani dal romanzo “Le detenute” di Stella Magni che spiegherà lei stessa le ricerche che le hanno portato alla stesura dell'opera. In conclusione della giornata e con l'introduzione della regista, viene proiettato il film “Nella casa di Borgo San Nicola con le donne, nel carcere”: si vedono gli ambiti nascosti del vivere quotidiano del carcere femminile e le detenute dell'Alta sicurezza raccontano la loro storia davanti alla videocamera.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;«Dopo il carcere niente è più come prima. Anche se ti sforzi per cancellare&lt;br /&gt;il tempo sospeso trascorso lì dentro. Il tempo che tempo non è. I minuti che&lt;br /&gt;durano un'eternità. L'eternità che si concentra in un istante. In carcere ogni&lt;br /&gt;cosa non è più quella che conoscevi prima di entrarci. Nemmeno il tempo.&lt;br /&gt;Il tempo dei ricordi in carcere è il tempo più crudele.»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Anche se la presenza femminile nei carceri europei è decisamente inferiore rispetto a quella degli uomini e si aggira in tutti i paesi intorno a 4-5%, il fenomeno è in forte crescita (in Spagna, per esempio, negli ultimi tempi si nota un aumento di ca. 15% all'anno!) e, comunque, meriterebbe per la situazione particolare delle donne in detenzione una maggiore attenzione specifica al di là dei ragionamenti sul carcere in generale. Basti pensare al taglio così netto dei legami e delle relazioni affettive più significative quale quelle familiari che le donne, in buona parte madri di figli minorenni, subiscono in un modo più drammatico rispetto agli uomini come una drastica e crudele privazione emotiva.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-2325571152957112449?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/2325571152957112449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=2325571152957112449&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/2325571152957112449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/2325571152957112449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2010/10/continua-il-viaggio-del-film_29.html' title='CONTINUA IL VIAGGIO DEL FILM'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_IreT2uDLvkc/TMsrI6mmoKI/AAAAAAAAAGQ/iPJcI8yMJgw/s72-c/Locandina_inviti-stori-di_donne.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-3104994256264438369</id><published>2009-09-21T22:01:00.021+02:00</published><updated>2010-05-04T18:28:30.981+02:00</updated><title type='text'>La detenzione femminile: questioni e prospettive di Maria Laura Fadda (Magistrato di Sorveglianza di Milano)</title><content type='html'>Sommario&lt;br /&gt;1. Inquadramento generale&lt;br /&gt;2. La specificità della detenzione femminile&lt;br /&gt;3. Tipologia e problematiche delle donne detenute&lt;br /&gt;4. Le detenute madri con figli in carcere&lt;br /&gt;5. L’Icam di Milano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. INQUADRAMENTO GENERALE&lt;br /&gt;La problematica della detenzione delle donne in carcere va compresa e affrontata in un’ottica culturale&lt;br /&gt;che riconosca la presenza di una differenza di genere e dunque di una specificità della detenzione&lt;br /&gt;femminile rispetto a quella maschile.&lt;br /&gt;La privazione del bene primario della libertà personale che si attua con la reclusione in carcere, si&lt;br /&gt;declina, infatti, con modalità e effetti differenti per il detenuto uomo rispetto alla detenuta donna.&lt;br /&gt;È questa un’acquisizione culturale piuttosto recente che ha portato l’Amministrazione Penitenziaria,&lt;br /&gt;Direzione Generale Detenuti e Trattamento, ad elaborare strategie di intervento (PEA 25/2005&lt;br /&gt;Detenzione al femminile) differenziate per gli istituti femminili e per le sezioni femminili all’interno&lt;br /&gt;degli istituti maschili, ad esempio prevedendo l’approvazione di regolamenti specifici ex art 16 O.P.,&lt;br /&gt;che tengano conto della peculiarità della detenzione delle donne.&lt;br /&gt;A livello internazionale occorre segnalare gli artt. 64 e 65 delle Regole Penitenziarie Europee “… la&lt;br /&gt;detenzione, comportando la privazione della libertà, è punizione in quanto tale. La condizione della&lt;br /&gt;detenzione e i regimi di detenzione non devono, quindi aggravare la sofferenza inerente ad essa, salvo&lt;br /&gt;come circostanza accidentale giustificata dalla necessità dell’isolamento o dalle esigenza della&lt;br /&gt;disciplina” e “... ogni sforzo deve essere fatto per assicurarsi che i regimi degli istituti siano regolati e&lt;br /&gt;gestiti in maniera da: ..mantenere e rafforzare i legami dei detenuti con i membri della famiglia e con la&lt;br /&gt;comunità esterna al fine di proteggere gli interessi dei detenuti e delle loro famiglie”.&lt;br /&gt;Anche la relazione: “Women in Prison and the Children of Imprisoned Mothers” redatta dal Quaker&lt;br /&gt;Council for European Affairs e Quaker United Nations Office del 2007, dà atto sia che “ Women and&lt;br /&gt;man are different. Equal treatment of men and women does not result in equal outcomes” e che le&lt;br /&gt;prigioni sono organizzate in tutto il mondo con regole funzionali alla maggioranza degli uomini&lt;br /&gt;detenuti e non ai bisogni e esigenze delle donne.&lt;br /&gt;Può essere inoltre citato il report della Commissione sui diritti delle donne e la differenza di genere del&lt;br /&gt;Parlamento Europeo del 5.2.2008 sulla situazione delle donne detenute e le conseguenze della&lt;br /&gt;detenzione sulla vita familiare e sociale e altresì il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità&lt;br /&gt;del 2009 sulla salute delle donne in carcere.&lt;br /&gt;Tuttavia, le analisi e dichiarazioni di intenti sopra riportate, non appaiono ancora compiutamente&lt;br /&gt;assimilate nelle pratiche e nella modalità di approccio degli operatori tutti, magistrati, direttori di&lt;br /&gt;carcere, educatori, volontari, polizia penitenziaria che tendono a trattare i problemi e le difficoltà delle&lt;br /&gt;donne allo stesso modo in cui vengono trattati quegli degli uomini.&lt;br /&gt;2&lt;br /&gt;2. LA SPECIFICITA DELLA DETENZIONE FEMMINILE&lt;br /&gt;Perché è opportuno comprendere che il concetto chiave è quello di “specificità” della detenzione&lt;br /&gt;femminile?&lt;br /&gt;Perché sia la struttura organizzativa del carcere con le sue regole comportamentali, sia la filosofia&lt;br /&gt;punitiva che individua la detenzione e cioè l’incapacitazione dei corpi, come sanzione principale, sono&lt;br /&gt;il portato di un’elaborazione culturale tipicamente maschile che non lascia spazio, perché non la&lt;br /&gt;riconosce, alla differenza di genere.&lt;br /&gt;Il carcere, così come è concepito e organizzato nella pratica, rappresenta un’istituzione totale maschile,&lt;br /&gt;come ad esempio la caserma, con regole rigide e predeterminate tese a contenere aggressività e&lt;br /&gt;violenza, in cui non vi è posto per il profilo emozionale che fa parte dell’esperienza comunicazionale di&lt;br /&gt;ogni donna la quale, conseguenzialmente, risulta rinchiusa non solo in un perimetro fisico, ma anche&lt;br /&gt;psicologico e umano, alienata dalla propria identità.&lt;br /&gt;Del resto, gli uomini, in carcere, nella deprivazione dell’azione che costituisce in libertà la loro&lt;br /&gt;specifica essenza caratteriale e modalità relazionale, trovano in un certo senso loro stessi in quanto si&lt;br /&gt;concedono uno spazio di ascolto più intimo che, invece, generalmente non si danno nel compimento&lt;br /&gt;della vita di azione.&lt;br /&gt;Le donne, invece, essendo normalmente già proiettate verso l’elaborazione psichica e lo spazio intimo,&lt;br /&gt;in condizioni di eliminazione dell’ elemento dell’azione caratterizzante la vita libera, diventano&lt;br /&gt;prigioniere del loro mondo interiore e delle dinamiche di difficile interazione. Per le donne la&lt;br /&gt;privazione dell’azione conseguente alla carcerizzazione, rappresenta una privazione doppia, nel senso&lt;br /&gt;che oltre a quella comune agli uomini, perdono anche quell’ àncora, quell’elemento di realtà che per&lt;br /&gt;loro è salvifico in quanto consente di non cadere in dinamiche laceranti e di regressione che rendono&lt;br /&gt;poi, come è noto agli operatori, spesso così difficile la vita della sezione.&lt;br /&gt;Ci si deve, però, chiedere la ragione del disinteresse per la problematica relativa alla specificità della&lt;br /&gt;detenzione femminile e rispondere che la causa, ma anche l’effetto, è probabilmente dovuto alla doppia&lt;br /&gt;emarginazione che la donna subisce, sia in quanto detenuta, sia in quanto detenuta donna.&lt;br /&gt;Infatti, vi è stata nel tempo una persistente difficoltà culturale ad affrontare la problematica della&lt;br /&gt;donna-delinquente-detenuta, in quanto, storicamente, la donna deviante, che cioè contravveniva alle&lt;br /&gt;regole che la società (maschile) si era data, non è mai stata considerata, in ragione della sua inferiorità&lt;br /&gt;biologica e psichica, come portatrice cosciente di ribellione, ma o una “posseduta” (ad esempio strega)&lt;br /&gt;o una malata di mente (ad esempio isterica). Questo perché non si poteva ammettere, culturalmente,&lt;br /&gt;che la donna potesse coscientemente desiderare, con autonomia di scelta di uscire dal perimetro delle&lt;br /&gt;regole.&lt;br /&gt;Infatti, già Cesare Lombroso scriveva nel suo testo del 1893 intitolato “La donna delinquente, la&lt;br /&gt;prostituta e la donna normale”: “Se la criminalità femminile è molto meno diffusa di quella maschile,&lt;br /&gt;dipende dal fatto che le donne sono più deboli e stupide degli uomini”.1&lt;br /&gt;Inoltre, la donna delinquente, la donna colpevole, è sempre stata anche considerata macchiata dalle&lt;br /&gt;stigmate di aver abiurato, commettendo il reato, alla propria natura femminile tradizionalmente dedita&lt;br /&gt;alla maternità e alla cura; colpevole dunque, non soltanto di fronte alla legge scritta dagli uomini, ma&lt;br /&gt;anche verso quella di natura.&lt;br /&gt;La donna delinquente subiva, dunque, una doppia emarginazione sia perché colpevole, sia perché&lt;br /&gt;donna degenere e, eventualmente, anche madre degenere.&lt;br /&gt;Le donne in carcere dovevano dunque venire corrette nella loro personalità più che punite, tanto che&lt;br /&gt;sono state affidate, dal 1863 sino alla istituzione del corpo di polizia penitenziaria nel 1990, passando&lt;br /&gt;1 Cesare Lombroso “La donna delinquente, la prostituta e la donna normale” Ed. Et. al 2009&lt;br /&gt;3&lt;br /&gt;per le vigilatrici, alla custodia delle suore che impostavano la vita carceraria non tanto sulla punizione,&lt;br /&gt;ma sulla “correzione” dell’errore commesso, sui principi della preghiera, dei lavori di pulizia degli&lt;br /&gt;spazi comuni, riproducendo così un modello culturale di sottomissione.&lt;br /&gt;Altra causa del generale disinteresse, viene generalmente attribuita all’inferiorità del dato numerico&lt;br /&gt;delle donne presenti negli istituti di pena, attestate sia pure con qualche oscillazione sul 5% della&lt;br /&gt;popolazione detenuta maschile, quando le donne rappresentano oltre il 50% della popolazione libera.2&lt;br /&gt;Appare subito evidente come all’emancipazione della donna nella vita civile e a un cambiamento della&lt;br /&gt;sua posizione nella società occidentale, non sia seguito un cambiamento e incremento della criminalità&lt;br /&gt;femminile. Sono state date varie spiegazioni del fenomeno, tra cui quella che ritiene che ciò succeda&lt;br /&gt;perché non sono cambiati i ruoli di genere, cioè i ruoli tradizionalmente affidati alle donne secondo la&lt;br /&gt;cultura tradizionale, come se alla futura liberazione dalla divisione dei ruoli dovesse necessariamente&lt;br /&gt;seguire una maggiore criminalità femminile.&lt;br /&gt;Infatti, la domanda perché le donne delinquono meno degli uomini, è mal posta e risente di un’ottica&lt;br /&gt;androcentrica; forse la domanda potrebbe essere rovesciata, perché gli uomini infrangono in tale misura&lt;br /&gt;le regole che loro stessi si sono dati ? Andrebbe, dunque, meglio approfondito, in criminologia e&lt;br /&gt;sociologia, lo specifico della criminalità femminile e in particolare la caratteristica per cui le donne&lt;br /&gt;commettono raramente reati, anche come un segno della diversità femminile non tanto in rapporto agli&lt;br /&gt;uomini, ma in rapporto alla norma e al suo valore, percepito come cogente.&lt;br /&gt;Il dato numerico sopra riportato, non può, però, essere letto soltanto in un’ottica statistica riduttiva che&lt;br /&gt;lo rapporta esclusivamente alla presenza totale dei maschi detenuti; infatti, la ricaduta sociale di questo&lt;br /&gt;5% circa di detenzione femminile, è molto più ampia se pensiamo che la metà di esse sono madri e alle&lt;br /&gt;conseguenze che può avere su una famiglia l’incarcerazione di una madre, ad esempio per i figli&lt;br /&gt;rimasti fuori affidati, quando presente, alla famiglia allargata oppure affidati in istituto.3&lt;br /&gt;Mentre infatti, per il detenuto uomo, la donna moglie o madre contribuisce al mantenimento&lt;br /&gt;dell’integrità del nucleo familiare e al mantenimento della rete di sostegno, provvedendo anche alle&lt;br /&gt;necessità della sua vita quotidiana in carcere (portando cibo, vestiti, biancheria pulita), accompagnando&lt;br /&gt;i figli alle visite, nel caso opposto, quando è la donna a essere detenuta, questo non avviene con la&lt;br /&gt;stessa frequenza.&lt;br /&gt;Il dato statistico relativo alla presenza in carcere delle donne, è stato, dunque, sempre letto in termini&lt;br /&gt;riduttivi e miopi: poiché le donne sono poche e per di più allocate nei sei carceri femminili di tutto lo&lt;br /&gt;Stato o nelle 56 sezioni femminili con donne presenti4, non è possibile, o meglio non vale la pena, né di&lt;br /&gt;impostare un trattamento ad hoc, né di studiare il fenomeno.&lt;br /&gt;Invece, appare importante elaborare strategie di intervento, quantomeno per affrontare&lt;br /&gt;consapevolmente le ricadute sociali enormi che comporta la detenzione delle donne e intervenire, per&lt;br /&gt;quanto possibile, adottando buone prassi anche con l’ausilio della mediazione culturale e obiettivi di&lt;br /&gt;recupero per far sì che la pena non diventi soltanto una sofferenza fine a se stessa e la causa, per la&lt;br /&gt;donna, della rescissione dei legami e degli aiuti esterni con conseguente estrema difficoltà, a sua volta&lt;br /&gt;poi criminogena, a ricominciare la vita libera.&lt;br /&gt;2 Le donne presenti negli istituti di pena italiani al 1.1.2010 sono 2.832 su un totale di 65737 e dunque rappresentano il 4,25&lt;br /&gt;della popolazione detenuta maschile secondo i dati del Ministero della Giustizia Dipartimento dell’Amministrazione&lt;br /&gt;Penitenziaria. Tutti i dati riferiti, anche di seguito, sono stati acquisiti dall’Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema&lt;br /&gt;informatico- Sezione Statistica.&lt;br /&gt;3 Le donne detenute che sono madri di figli di età tra 0 e 18 anni sono 1.398 alla data del 30.6.2009.&lt;br /&gt;4 Vi sono altre 14 sezioni femminili che non ospitano donne alla data del 30.6.2009&lt;br /&gt;4&lt;br /&gt;3.TIPOLOGIA E PROBLEMATICHE DELLE DONNE DETENUTE&lt;br /&gt;Certamente, non può ignorarsi la difficoltà di prevedere programmazioni, stanti le caratteristiche&lt;br /&gt;tipiche della tipologia delle donne rinchiuse in carcere, con un percorso di vita pesantemente segnato&lt;br /&gt;dalla marginalità.&lt;br /&gt;Infatti, la media della permanenza in carcere delle donne sta diventando sempre più bassa, in quanto&lt;br /&gt;coinvolte anche loro in quel fenomeno di “porta girevole” che è diventato il carcere.&lt;br /&gt;Inoltre, tra le donne le donne detenute vi sono moltissime straniere5 con il trauma della separazione dal&lt;br /&gt;contesto familiare e sociale di riferimento e dunque spesso in condizione di sofferenza psichica, anche&lt;br /&gt;senza fissa dimora, senza riferimenti esterni significativi, che poco conoscono la lingua italiana,&lt;br /&gt;portatrici di una cultura di nomadismo o tossicodipendenti e comunque con un livello di bassa&lt;br /&gt;scolarizzazione.&lt;br /&gt;Peraltro bisogna tenere presente la commistione tra criminalità e vittimizzazione, che spesso hanno alle&lt;br /&gt;spalle le medesime condizioni sociali e economiche, nel senso che molte donne che hanno commesso&lt;br /&gt;reati, sono state a loro volte vittime di abusi o sfruttamento.&lt;br /&gt;Comunque, di fatto, le donne spesso sono escluse dalle possibilità di lavorare all’esterno del carcere ex&lt;br /&gt;art. 21 Op, nonostante il territorio generalmente preveda attività di formazione e di inserimento di&lt;br /&gt;detenuti, anche tramite il collocamento e altresì dalle attività lavorative interne più qualificate come ad&lt;br /&gt;esempio la partecipazione alla MOF , in quanto occupate nelle solite attività di pulizie e porta vitto. In&lt;br /&gt;sostanza, allora esiste una sorta di scala gerarchica interna, tra detenuti e detenute per l’accesso alle&lt;br /&gt;opportunità interne ed esterne più favorevoli.&lt;br /&gt;Inoltre, è importante evidenziare il numero molto altro, quasi pari quello delle detenute definitive di&lt;br /&gt;quelle che si trovano in custodia cautelare6, anche madri.&lt;br /&gt;Ciò nonostante il divieto, previsto dall’art. 275 cpp, di custodia cautelare in carcere per donne incinte o&lt;br /&gt;che abbiano figli di età inferiore ai tre anni, che fa però salve speciali esigenze di sicurezza.&lt;br /&gt;Appare questo un ulteriore dato significativo anche rispetto alla popolazione maschile composta in&lt;br /&gt;maggioranza di detenuti definitivi. Una spiegazione potrebbe rinvenirsi studiando la tipologia dei reati&lt;br /&gt;femminili, trattandosi soprattutto reati contro il patrimonio e legati alla violazione della legge sugli&lt;br /&gt;stupefacenti in cui la custodia cautelare, più che sanzionare la gravità del reato, vorrebbe svolgere una&lt;br /&gt;funzione dissuasiva per evitare il rischio di perdurante recidiva, che in effetti sussiste soprattutto a&lt;br /&gt;causa della condizione di marginalità che le donne soffrono, spesso deficitarie di riferimenti esterni,&lt;br /&gt;abitazione ad esempio, che possano consentire la concessione degli arresti domiciliari. In questi casi,&lt;br /&gt;infatti la custodia cautelare svolge essenzialmente una funzione preventiva e di difesa sociale. Tali&lt;br /&gt;problematiche sociali, hanno, come è noto, impedito l’estesa applicazione delle due misure alternative&lt;br /&gt;previste per le detenute-madri, la detenzione domiciliare ordinaria di cui all’art. 47 ter comma 1 lett. A)&lt;br /&gt;e quella speciale di cui all’art. 47 quinquies O.P. introdotto dalla L. 8.3.’01 n. 40.&lt;br /&gt;5 Le donne detenute straniere presenti in carcere al 31.1.2010 sono 1225 di cui 653 in custodia cautelare&lt;br /&gt;6 Le donne in custodia cautelare presenti in carcere al 31.1.2010 sono 1.333, quelle definitive sono 1.491&lt;br /&gt;5&lt;br /&gt;4. LE DETENUTE MADRI CON I FIGLI IN CARCERE&lt;br /&gt;Particolare attenzione va dedicata anche ad un aspetto specifico della detenzione femminile, la&lt;br /&gt;problematica delle detenute-madri con figli in carcere.&lt;br /&gt;Sul punto, il quadro normativo di riferimento è ampio, in quanto riguarda anche il rapporto tra norma&lt;br /&gt;penale, condanna definitiva ed esecuzione della pena, il mantenimento di diritti fondamentali&lt;br /&gt;riguardanti ad esempio la genitorialità e l’affettività e costituisce il portato di orientamenti culturali&lt;br /&gt;diversi, così come diversi sono i periodi storici di origine delle norme.&lt;br /&gt;Le norme del codice penale vigente, risalenti al 1930, sono il portato di quella cultura già sopra&lt;br /&gt;ricordata per cui la personalità sia dell’uomo che della donna delinquente viene ridotta alla&lt;br /&gt;commissione del reato e il genitore che ha commesso reati non è degno di trasmettere alcunché di&lt;br /&gt;positivo e valido al proprio figlio, da cui pertanto va inderogabilmente allontanato.&lt;br /&gt;Sono le norme, applicabili automaticamente, qualunque sia la tipologia del reato commesso, che&lt;br /&gt;prevedono la sospensione della potestà genitoriale per condanne superiori a cinque anni e la decadenza&lt;br /&gt;dalla stessa per le condanne all’ergastolo.&lt;br /&gt;Il testo Costituzionale, successivamente emanato, sarà però espressione di un netto cambiamento della&lt;br /&gt;tendenza culturale sopra citata, in quanto si è riconosciuto valore inderogabile all’affettività tra genitori&lt;br /&gt;e figli e al legame familiare quale nucleo fondante della società stessa (artt. 29, 30, 31) e prescritto che&lt;br /&gt;le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità (art. 27).&lt;br /&gt;Trent’anni dopo, con l’emissione della legge di riforma dell’ordinamento penitenziario nel 1975, si è&lt;br /&gt;sancita la opportunità di svolgere un trattamento individualizzato finalizzato al reinserimento sociale,&lt;br /&gt;che tenga conto anche dei rapporti tra il detenuto e l’ambiente esterno, in particolare con la famiglia,&lt;br /&gt;che viene pertanto considerata una risorsa (artt. 1, 15, 28 O.p.).&lt;br /&gt;In questo contesto è stato emanato l’art. 11 comma 9 O.P. che stabilisce la possibilità per le detenute,&lt;br /&gt;madri di figli di età inferiore a tre anni, di tenerli con sé in Istituto.&lt;br /&gt;Peraltro, l’art. 11 O.P. è l’unica norma che specificamente prende in considerazione la detenzione&lt;br /&gt;femminile, quasi che le donne vengano considerate soltanto quando sono aderenti al ruolo biologico di&lt;br /&gt;madre.&lt;br /&gt;Tale norma, nell’ottica del legislatore del tempo, rappresentava senz’altro un principio di favore, di&lt;br /&gt;riconoscimento del valore della maternità, anche per le recluse e dell’importanza del mantenimento di&lt;br /&gt;uno stretto rapporto madre-bambino durante i primi anni di vita; in sostanza, secondo la legge, trattasi&lt;br /&gt;dell’unico rapporto affettivo che non può essere interrotto dalla incarcerazione.&lt;br /&gt;Del resto, anche la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia stabilisce che: “Il bambino i cui genitori, o&lt;br /&gt;uno dei due, si trovano in stato di detenzione, deve poter mantenere con loro dei contatti appropriati”.&lt;br /&gt;In realtà quest’ottica, seppur pregevole per allora, si rivelò poi, sia da un punto di vista concettuale che&lt;br /&gt;da un punto di vista pratico, un’ulteriore ghettizzazione della donna-madre-detenuta.&lt;br /&gt;È evidente , infatti che la norma non poteva assolvere ad alcuna funzione educativa o quanto meno di&lt;br /&gt;effettiva tutela del rapporto genitoriale e dell’infanzia.&lt;br /&gt;Nel carcere viene proposto, infatti, lo stesso modello culturale che esiste in libertà e cioè la opportunità,&lt;br /&gt;per la crescita equilibrata del minore, dello stretto contatto tra la mamma e il figlio piccolo, ma senza&lt;br /&gt;tenere conto degli effetti che su quel rapporto il contesto ambientale avrebbe provocato.&lt;br /&gt;Il rapporto non è infatti solo duale, madre-figlio, ma si compone necessariamente di un terzo elemento&lt;br /&gt;altrettanto importante, l’ambiente. La relazione deve così essere prospettata in questi termini: madrefiglio-&lt;br /&gt;ambiente.&lt;br /&gt;Eliminare quest’ultimo importante riferimento (l’ambiente) significa falsare, quantomeno in parte, la&lt;br /&gt;relazione tra gli altri due.&lt;br /&gt;6&lt;br /&gt;Infatti, se il rapporto affettivo e simbiotico con la madre (che dovrebbe rappresentare un fattore di&lt;br /&gt;crescita armoniosa del bambino), si estrinseca in un luogo chiuso seppur rumoroso, delimitato negli&lt;br /&gt;spazi da chiavistelli e sbarre, con aria e luce limitate, diventa il suo contrario e cioè una oppressione&lt;br /&gt;reciproca.&lt;br /&gt;Ciò in quanto alla donna rammenta costantemente la propria inadeguatezza di madre con i conseguenti&lt;br /&gt;sensi di colpa e al figlio perché lo colloca in un contesto connotato dall’assenza di autorevolezza della&lt;br /&gt;figura genitoriale e gli consegna un futuro già scritto di probabile emarginazione.&lt;br /&gt;Le conseguenze sul bambino della rottura della unità familiare genitore-figlio-ambiente, sono tali da&lt;br /&gt;provocare danni permanenti, soprattutto se verificatasi in età neonatale e protratta per più anni; trattasi&lt;br /&gt;di una deprivazione relazionale in una fase decisiva dello sviluppo che investe, però, non soltanto i&lt;br /&gt;piccoli, ma anche le madri e il contesto sociale di riferimento su cui la ricaduta è enorme in fattori di&lt;br /&gt;futura difficoltà di integrazione.&lt;br /&gt;Questa detenzione dei bambini in carcere costituiva e costituisce sempre di più un grave problema, una&lt;br /&gt;situazione contraria ai principi di tutela dei diritti umani.&lt;br /&gt;È ammissibile che minori incolpevoli paghino per reati mai commessi e che adulti colpevoli paghino,&lt;br /&gt;oltre all’incapacitazione dei corpi conseguente alla detenzione, anche la pena morale dell’impossibilità&lt;br /&gt;di essere genitori? Dunque i bambini dovevano uscire dal carcere, ma non da soli, insieme alle madri.7&lt;br /&gt;5. L’ICAM DI MILANO&lt;br /&gt;L’esperienza dell’ICAM di Milano, struttura attenuata per detenute (sia definitive che non ) madri con&lt;br /&gt;bambini, esistente dal 2007 e che sino al febbraio 2010 ha ospitato 114 madri (di età soprattutto&lt;br /&gt;compresa tra i diciotto e i venticinque anni) e 120 bambini, il 50% dei quali di età inferiore a un anno,&lt;br /&gt;di cui 28 inseriti in asilo-nido esterni, dimostra che con uno sforzo culturale e con la sinergia delle&lt;br /&gt;volontà dei referenti che a vario titolo hanno collaborato al progetto (enti territoriali, Provincia di&lt;br /&gt;Milano che ha messo a disposizione l’immobile, Regione Lombardia per l’assistenza della Asl,&lt;br /&gt;Comune per l’inserimento negli asili nido e scuole materne, Ministero della Giustizia, dell’Istruzione),&lt;br /&gt;dimostra che la problematica può essere affrontata.&lt;br /&gt;Certo, vi è necessità di un’opzione preliminare su cui raccogliere il consenso, inerente la necessità di&lt;br /&gt;spostare l’attenzione dalla centralità della finalità di prevenzione generale e speciale (il concetto, vero,&lt;br /&gt;che molte donne sono recidive e dunque se uscissero dal carcere commetterebbero di nuovo reati) e&lt;br /&gt;punitiva della privazione della libertà personale, che comporta sacrificare l’innocenza del bambino a&lt;br /&gt;favore dell’espiazione della pena della madre. Questa concezione, infatti, ha come prima conseguenza&lt;br /&gt;quella di far dimenticare la centralità dell’innocenza del bambino e appare non ispirata a proporzione&lt;br /&gt;tra esigenze di sicurezza sociale e interesse del singolo in quanto lesivo di posizioni in assoluto non&lt;br /&gt;sacrificabili.&lt;br /&gt;È stato necessario, così, e non era scontato, spostare l’attenzione dalla madre colpevole al bambino&lt;br /&gt;innocente. Ma per tenere insieme la diade madre-bambino, si doveva sostituire il luogo della&lt;br /&gt;detenzione e cioè creare un luogo ad hoc, un luogo in cui le madri avrebbero scontato la&lt;br /&gt;Dunque, il primo importantissimo passo (decidere che le madri uscissero insieme ai figli dal carcere), è&lt;br /&gt;stato il frutto di un’elaborazione culturale complessa, perché a più voci.&lt;br /&gt;Ma, ai fini di garantire l’espressione della genitorialità e la crescita sana dei bambini, non era&lt;br /&gt;sufficiente cambiare il luogo della detenzione, ma occorreva, anche e soprattutto, ripensare le regole di&lt;br /&gt;quel posto.&lt;br /&gt;7 Alla data del 1.1.2010 sono 75 i bambini da zero a tre anni presenti in carcere presso i 19 asili nido e l’I.C.A.M.&lt;br /&gt;7&lt;br /&gt;In primo luogo, qual è il tipo di intervento che gli operatori devono apprestare ?&lt;br /&gt;Si è compreso ed attuato ciò che è stato il frutto dell’elaborazione culturale svolta in premessa sulla&lt;br /&gt;detenzione femminile e cioè che in un carcere ove vi erano detenute solo donne con figli piccoli, le&lt;br /&gt;regole di vita e organizzazione del tempo, dovevano essere diverse da quelle del carcere ordinario.&lt;br /&gt;Non più regole ispirate a necessità burocratiche, predeterminate, che causano assenza di&lt;br /&gt;responsabilizzazione, ma più spazio all’area emozionale delle ospiti, alla possibilità di declinare i&lt;br /&gt;bisogni, di condividere le scelte, di confronto quotidiano con gli operatori.&lt;br /&gt;Si è creato un luogo nuovo ove è stato possibile pensare un intervento complesso per le professionalità&lt;br /&gt;che vi erano implicate, sia a favore della detenuta-madre che del bambino.&lt;br /&gt;L’ICAM infatti non ha rappresentato soltanto un intervento di tipo umanitario, ma anche un&lt;br /&gt;esperimento in corso di carcere diverso, non ispirato alla logica piramidale, gerarchizzata, autocentrica,&lt;br /&gt;espressa in regole burocraticamente rigide e immutabili che riducono e quasi eliminano l’auto&lt;br /&gt;responsabilizzazione del recluso (il cd carcere della “domandina”). È noto l’effetto di&lt;br /&gt;spersonalizzazione che crea la mancanza assoluta di controllo sulla propria vita che un carcere, in cui&lt;br /&gt;ogni gesto quotidiano è minuziosamente regolamentato, produce sul detenuto. Si parla di&lt;br /&gt;“prisonizzazione” in criminologia per indicare la perdita delle funzioni sociali cui il detenuto deve&lt;br /&gt;rinunciare con effetto di “regressione” che produce l’immobilità dell’azione, legata&lt;br /&gt;all’imperscrutabilità dei tempi e del contenuto delle risposte, deculturalizzazione, alienazione e altresì&lt;br /&gt;acculturazione nei confronti della sub cultura carceraria.&lt;br /&gt;Il complessivo sistema premi-castighi, che impronta di sé le teorie della rieducazione, comporta, invece&lt;br /&gt;della responsabilizzazione, una regressione. Sono i bambini e gli animali, infatti coloro ai quali si&lt;br /&gt;applica questo sistema “educativo”, benché anche nei confronti dei bambini, ormai da tempo, la&lt;br /&gt;pedagogia abbia messo in discussione la regola che gli sottrae la capacità di valutarsi o comunque di&lt;br /&gt;elaborare l’errore in vista del futuro.&lt;br /&gt;La logica che ha ispirato l’Istituto a Custodia Attenuta è stata, invece, una logica di tipo orizzontale&lt;br /&gt;dove tutti, operatori e recluse, si assumono con trasparenza la responsabilità di una vita in comune in&lt;br /&gt;cui le regole e le scelte sono condivise consapevolmente, così come i dissensi e le difficoltà, in vista di&lt;br /&gt;un obiettivo prioritario, consentire un rapporto madri-figli il più possibile sereno ed evitare la&lt;br /&gt;regressione/deresponsabilizzazione della detenuta.&lt;br /&gt;Appare, questo che si è realizzato a Milano, un passaggio importante che interessa tutta la detenzione&lt;br /&gt;femminile e apre una breccia nelle regole organizzative omologate, e non rispettose della differenza di&lt;br /&gt;genere, in vigore nelle sezioni e negli istituti.&lt;br /&gt;Questo obiettivo si è potuto realizzare, sin dall’inizio, con la redazione del regolamento di istituto.&lt;br /&gt;Infatti, la redazione del regolamento interno ha visto un’eccezionale (in quanto non prevista dalla&lt;br /&gt;norma, ma nemmeno vietata) apertura della commissione ex art. 16 OP presieduta dal Magistrato di&lt;br /&gt;Sorveglianza cui hanno partecipato anche le rappresentanti che sarebbero state effettivamente operative&lt;br /&gt;nella struttura, di tutte le istituzioni coinvolte nel protocollo d’intesa.&lt;br /&gt;È stata questa una decisione, una scelta di campo coraggiosa, riflettuta e inedita, eppure lungimirante e&lt;br /&gt;opportuna in quanto ha impiegato al meglio le diverse professionalità che al progetto collaboravano.&lt;br /&gt;L’articolata introduzione al regolamento da conto: “dell’esigenza, condivisa dalle istituzioni coinvolte,&lt;br /&gt;di realizzare l’effettiva attenuazione dell’aspetto carcerario per i figli delle detenute che si trovano nella&lt;br /&gt;condizione di cui all’art. 11 O.P., offrendo nel contempo alle madri una significativa azione di&lt;br /&gt;reinserimento - attraverso adeguate attività trattamentali - e di supporto nel difficile compito della&lt;br /&gt;genitorialità in ambito detentivo, delle donne in tale struttura comunitaria, ove è presente un’ottica&lt;br /&gt;collaborativa e propositiva, ove comuni sono le responsabilità nell’organizzazione della stessa (ad&lt;br /&gt;esempio con previsione della rotazione nella preparazione dei pasti, del lavaggio della biancheria anche&lt;br /&gt;dei bambini e nelle pulizie), nei compiti di cura dei figli e la partecipazione a corsi di alfabetizzazione&lt;br /&gt;8&lt;br /&gt;o di anche in previsione della fase di distacco dal bambino al compimento di questi del terzo anno di&lt;br /&gt;età”;&lt;br /&gt;Ancora, si specifica che: “il progetto, coordinato dal Provveditorato Regionale dell’Amministrazione&lt;br /&gt;Penitenziaria, è stato realizzato attraverso un percorso interistituzionale con gli enti locali di&lt;br /&gt;riferimento per adeguare la detenzione in carcere delle detenute con prole di età inferiore agli anni tre&lt;br /&gt;all’umanità della pena secondo l’art. 27 Cost., ponendo attenzione al problema, anche sociale,&lt;br /&gt;dell’imprevedibilità degli effetti della permanenza in carcere dei bambini nei primissimi anni di vita e&lt;br /&gt;dell’evidente necessità di una soluzione di equilibrio tra la custodia in carcere della madre e il diritto a&lt;br /&gt;un’infanzia serena del figlio, in piena integrazione con il territorio e le sue risorse, in particolare con i&lt;br /&gt;servizi sociosanitari e i nidi comunali e con il contributo attivo delle associazioni di volontariato”.&lt;br /&gt;Conseguentemente, “richiamandosi dunque il progetto interistituzionale nel suo complesso, il presente&lt;br /&gt;regolamento viene adottato seguendone le linee-guida, al fine di garantire la rispondenza delle regole&lt;br /&gt;all’obiettivo perseguito, in coerenza con lo schema di una struttura organizzativa assimilabile alla&lt;br /&gt;comunità”;&lt;br /&gt;L’utilizzo del termine comunità non è certo casuale, ma anzi veramente significativo e anche&lt;br /&gt;simbolico.&lt;br /&gt;Questo modello organizzativo di detenzione attenuata ha permesso il raggiungimento di due importanti&lt;br /&gt;obiettivi: la gestione quotidiana partecipata che promuove la responsabilizzazione della detenuta,&lt;br /&gt;liberandola per quanto possibile dall’immobilità dell’azione, del pensiero, della parola e altresì il&lt;br /&gt;confronto continuo sui diversi modelli culturali di cui le stesse sono portatrici, in un’ottica di rispetto&lt;br /&gt;per le differenze di origine con consequenziale potenziamento dell’autostima e dell’assertività,&lt;br /&gt;importanti per affrontare i pregiudizi e le difficoltà del “fuori”.&lt;br /&gt;La tipologia delle madri detenute è, infatti la medesima, ma forse ancora più sofferente di&lt;br /&gt;emarginazione, delle detenute non madri. Trattasi soprattutto di detenute straniere, molto giovani,&lt;br /&gt;senza documento di riconoscimento e permesso di soggiorno, senza residenza e con una rete familiare&lt;br /&gt;o assente o multiproblematica.&lt;br /&gt;In questo contesto, appare importante essere consapevoli che è necessario vigilare sull’intreccio&lt;br /&gt;esistente tra produzione di assistenza e produzione di norme e di disciplina. L’educazione alla socialità,&lt;br /&gt;al diritto-dovere di partecipazione alla relazione interpersonale, alla solidarietà, responsabilità e&lt;br /&gt;condivisione, può avvenire soltanto in un contesto di spontaneità o quantomeno di adesione volontaria&lt;br /&gt;da parte delle detenute a tale progetto trattamentale.&lt;br /&gt;Ad esempio, l’educazione alla genitorialità (intesa non come insieme di regole di puericoltura, ma&lt;br /&gt;come capacità di prendersi cura di un soggetto più debole per cui si diventa punto di riferimento),&lt;br /&gt;necessaria in quanto molto spesso le detenute sono state abbandonate in tenera età o a loro volta sono&lt;br /&gt;nate in carcere, deve avvenire nella consapevolezza che “fare i genitori” non è un’acquisizione uguale&lt;br /&gt;per tutti e per tutte le culture e che, dunque, è importante rispettare le usanze di provenienza, senza&lt;br /&gt;volerle “correggere”.&lt;br /&gt;La funzione di cura del minore, non è stata considerata come semplice accudimento materiale, ma&lt;br /&gt;come assunzione di responsabilità e di svolgimento di compiti di trasmissione e formazione, di sicura&lt;br /&gt;importanza nel trattamento e nel processo di risocializzazione.&lt;br /&gt;Peraltro, in questo contesto, appare obiettivo positivamente raggiunto anche se certamente perfettibile,&lt;br /&gt;il conseguimento per 65 delle 114 madri, della licenza media che rappresenta per le detenute che&lt;br /&gt;vivranno in Italia un importante inizio di integrazione.&lt;br /&gt;Occorre che le operatrici affrontino il loro compito senza preconcetti, senza riduzioni a categoria,&lt;br /&gt;anche accettando che l’adesione al progetto, sia difficilmente comprensibile per alcune detenute, ad&lt;br /&gt;esempio a volte per quelle nomadi, che desiderano esclusivamente il ritorno alla libertà.&lt;br /&gt;9&lt;br /&gt;Un rapporto corretto, non eccessivamente gerarchizzato, rappresenta un incontro senza dominio, una&lt;br /&gt;relazione nella diversità. È questo un messaggio che dall’Icam, che è stato strutturato con queste regole&lt;br /&gt;costantemente verificate, va anche alle donne che occupano, in una struttura maschile caratterizzata da&lt;br /&gt;rapporti di potere ruoli di mediazione quotidiana dei conflitti, come ad esempio alle direttrici e alle&lt;br /&gt;agenti, che propongono un modello di emancipazione legato al lavoro e che devono cercare modelli di&lt;br /&gt;comportamento consapevoli della differenza di genere e che non siano dei surrogati di quelli maschili.&lt;br /&gt;Appare dunque possibile rompere quella contraddizione secondo cui ci si chiede come sia possibile che&lt;br /&gt;un luogo come il carcere possa insegnare qualcosa sul modo di vivere in un contesto completamente&lt;br /&gt;diverso come la vita libera.&lt;br /&gt;Si può comprendere, dunque, la portata dirompente di questo esperimento, tanto dirompente che non ne&lt;br /&gt;esiste un altro in Europa e neppure in Italia, dove è rimasto l’unico.&lt;br /&gt;In conclusione, appare opportuno farsi carico della detenzione femminile, consapevoli che le scelte,&lt;br /&gt;anche in campo penitenziario, non sono indipendenti dalle politiche sociali, culturali, economiche che&lt;br /&gt;uno Stato sceglie di perseguire.&lt;br /&gt;Maria Laura Fadda&lt;br /&gt;Magistrato di Sorveglianza di Milano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti sanno cosa è il carcere. Pochi sanno come ci si vive. La vita quotidiana nel Carcere Borgo San Nicola in un reportage realizzato dalle detenute della sezione Alta Sicurezza&lt;br /&gt; LECCE - Tutti sanno cosa è il carcere. Pochi sanno come ci si vive. Ed è proprio per raccontare la vita quotidiana nel Carcere Borgo San Nicola che diciassette detenute, età media 35 anni, del settore femminile della sezione Alta Sicurezza hanno realizzato un reportage, Fuga di Notizie. Un editoriale bimestrale in quattro numeri, stampati in mille copie e distribuito gratuitamente, presentato alle Officine Cantelmo a Lecce. Un progetto realizzato dall'Associazione Il Borgo onlus, grazie al finanziamento della Regione Puglia, nell'ambito del progetto Principi Attivi, che punta a promuovere le pari opportunità nelle realtà carcerarie a contrastare l'emarginazione e la discriminazione dei detenuti dentro e fuori le mura del carcere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ho creduto fortemente nel Progetto Fuga di notizie – ha dichiarato Serenella Molendini, Consigliera di parità della Regione Puglia e della Provincia di Lecce – che ha l'obiettivo di approfondire le problematiche che investono la popolazione femminile detenuta e rappresenta un ponte in grado di spezzare l'isolamento che connota la condizione della donna detenuta e favorire l'integrazione dopo, dando la possibilità di acquisire competenze da spendere all'esterno”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ognuna di loro ha scelto un tema da trattare, una storia da raccontare. Cira ha scelto di rivolgersi alle donne, maggiormente in grado, secondo lei, di comprendere, più degli uomini, il disagio che prova una donna a perdere la cura della persona e della propria femminilità. “Sono poche – scrive Cira – le celle nelle quali si trova uno specchio. Truccarsi, o pettinarsi, diventa un atto pratico. Curare la persona e far sì che la detenzione non comporti la perdita della propria dignità e femminilità dovrebbe essere considerato un diritto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tema intimo, che si intreccia con rivelazioni sulle condizioni essenziali di vita nelle celle, sulle misere finanze con le quali far fronte per le spese quotidiane e sui ritardi della posta, unico contatto con la vita esterna. Tra tutte le esperienze, spicca il racconto di Lilium, del suo risveglio del 6 aprile scorso, quando, alle 6,40 del mattino, ha appreso dal notiziario del tragico terremoto in Abruzzo. “Sgomento, terrore e impotenza – scrive – si sono impadroniti di me. In circostanze normali, cioè in libertà, sarei partita in qualità di infermiera soccorritrice volontaria accanto ai miei colleghi, per aiutare nelle ricerche e nelle cure la popolazione colpita. Mi trovo imbarazzata a trovarmi tra le quattro mura della mia cella, inerme, davanti alla tv, ad osservare un simile disastro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un editoriale forte ed intenso, da leggere tutto d'un fiato. Ventitré pagine intrise di sentimenti e riflessioni di diciassette donne, ciascuna a scontare il proprio passato, ciascuna a pensare al proprio futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Francesca Maci&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;[19/11/2009]  LeccePrima giornale online&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt; Nuove BR, Blefari si impicca a Rebibbia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I difensori: abbiamo combattuto per far riconoscere il suo disagio, ora è troppo tardi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nuove Br, la Blefari si impicca a Rebibbia&lt;br /&gt;I legali: suicidio annunciato&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Scontava un ergastolo per il delitto Biagi. Alfano: regime carcerario compatibile con sue condizioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ROMA &lt;/span&gt;- La neobrigatista Diana Blefari Melazzi, accusata di concorso nell'omicidio del giuslavorista Marco Biagi, avvenuto a Bologna il 19 marzo 2002, si è impiccata nel carcere femminile di Rebibbia a Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LENZUOLA ANNODATE&lt;/span&gt; - La neobrigatista si è impiccata sabato sera, attorno alle 22:30, utilizzando lenzuola tagliate e annodate. La donna - secondo quanto si è appreso - era in cella da sola, detenuta nel reparto isolamento del carcere Rebibbia femminile. Ad accorgersi quasi subito dell'accaduto è stato l'agente di polizia penitenziaria di sorveglianza che avrebbe sciolto con difficoltà i nodi delle lenzuola con cui la neobrigatista si è impiccata in cella e avrebbe provato a rianimarla senza però riuscirvi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;IL GUARDASIGILLI&lt;/span&gt; - Diana Blefari era «in una situazione carceraria compatibile con le sue condizioni psicofisiche, così come stabilito dall’autorità giudiziaria»: così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano in una intervista al Tg5 sul suicidio della neobrigatista Diana Blefari. «Il 27 ottobre, la Cassazione aveva confermato la sua condanna all’ergastolo - ha aggiunto -. Abbiamo già avviato una puntuale e attenta inchiesta amministrativa che affiancherà quella giudiziaria, allo scopo di fare immediatamente luce sull’accaduto». Il capo del Dap, Franco Ionta ha voluto fare visita nel carcere romano di Rebibbia, dove si è impiccata la neobrigatista. Ionta, che quando era procuratore aggiunto a Roma si era occupato dell'inchiesta sulle nuove Br e che dunque aveva avuto a che fare con la Blefari, ritiene che la sua sistemazione in carcere fosse «più che dignitosa»: la cella, ben tenuta, aveva la porta blindata aperta fino alle ore 20 e la donna era frequentemente controllata dalle agenti di polizia penitenziaria. «Ho constatato che la sistemazione in carcere di Diana Blefari Melazzi era corretta e che le recenti visite psichiatriche deponevano per una sua relativa tranquillità».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;DETENZIONE COMUNE &lt;/span&gt;- Taciturna e schiva, la neobrigatista Diana Blefari Melazzi non era più detenuta in 41 bis (il cosiddetto carcere duro) ma in regime di detenzione comune e, dopo una serie di trasferimenti dal penitenziario dell'Aquila a quello romano di Rebibbia passando attraverso l'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino e il carcere di Sollicciano, era tornata lo scorso 21 ottobre nel carcere femminile della Capitale. A Rebibbia, dove nel 2008 aveva aggredito una agente di polizia penitenziaria e per questo era stata rinviata a giudizio, le era stata assegnata una cella singola nel reparto «Cellulare» della sezione femminile, vicino al gabbiotto delle agenti di guardia. La direzione del carcere - riferiscono fonti fonti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria - aveva disposto che il blindato della cella della neobrigatista rimanesse aperto e che la polizia penitenziaria la sorvegliasse con attenzione per poi relazionare. Al momento del suicidio della donna, una delle due agenti in servizio avrebbe avvertito un rumore provenire dalla cella della Blefari. Nonostante l'immediato intervento, per la neobrigatista non c'è stato niente da fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ASSISTENTE PENITENZIARIO&lt;/span&gt; - È sotto choc, e sta ricevendo il conforto dei colleghi, l'assistente capo di polizia penitenziaria che, dopo aver avvertito un rumore sordo provenire dalla cella di Diana Blefari Melazzi, sarebbe accorsa trovando la neobrigatista impiccata. La cinquantenne poliziotta penitenziaria proprio sabato sera era tornata in servizio a Rebibbia femminile, dopo essere stata distaccata per un periodo all'Aquila per stare accanto ai familiari colpiti dal terremoto. A riferirlo è il sindacato Osapp che torna ad accusare il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) di essere «gravemente colpevole per una insostenibile carenza di organico che a Rebibbia femminile è arrivata al 40%». Attualmente - afferma il segretario dell'Osapp, Leo Beneduci - a Rebibbia ci sono 330 detenute, di cui 88 nel reparto dove era detenuta la Blefari. Le agenti dovrebbero essere 164 ma sono 110. E questo perchè il Dap continua a distaccare personale femminile per impiegarlo in servizi amministrativi. Proprio ieri, quando due agenti sono rientrate dall'Aquila, tra cui la collega intervenuta per prestare soccorso alla Blefari, altre tre agenti sono state distaccate al Dap. Non ne possiamo più».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ERGASTOLO CONFERMATO&lt;/span&gt; - Lo scorso 27 ottobre, la Prima sezione penale della Cassazione aveva confermato la condanna all'ergastolo per la neobrigatista Diana Blefari Melazzi, accusata di concorso nell'omicidio del giuslavorista Marco Biagi, avvenuto a Bologna il 19 marzo 2002. Anche la Procura della Cassazione aveva chiesto la conferma del verdetto emesso lo scorso 9 gennaio dalla Corte di assise di appello di Bologna che aveva inflitto all'imputata il carcere a vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LA NOTIFICA POCHE ORE PRIMA &lt;/span&gt;- E proprio sabato pomeriggio Diana Blefari Melazzi si era vista notificare in carcere dagli uffici giudiziari di Bologna la notizia della condanna definitiva all'ergastolo. «Sono convinta - spiega oggi l'avvocato Caterina Calia - che la decisione della Cassazione per il delitto Biagi sia stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Diana non ha mai accettato questa condanna da parte dei giudici di Bologna. Riteneva di essere estranea a quella vicenda. Non io personalmente, ma un altro collega, dopo la sentenza della Cassazione del 27 ottobre, era andato a Rebibbia per comunicarle la notizia. Sabato pomeriggio, però, il provvedimento le è stato notificato in cella».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L'IPOTESI&lt;/span&gt;- In queste ore sta emergendo l'ipotesi che Diana Blefari Melazzi avesse cominciato a collaborare con la giustizia. Sabato aveva avuto un colloquio in carcere con alcuni investigatori che risulterebbe non essere stato il primo e poco dopo le fu notificata dall'ufficio matricola del carcere la sentenza della Cassazione che la condannava definitivamente all'ergastolo. Poi il suicidio. Diana Blefari Melazzi aveva fatto capire agli investigatori di essere disposta ad essere sentita su Massimo Papini, romano di 34 anni, attrezzista al cinema, arrestato qualche settimana fa a Castellabate alla Digos di Roma e Bologna, assieme ai colleghi di Salerno con l'accusa di partecipazione alla banda armata Brigate Rosse per il Partito Comunista Combattente. Papini, secondo gli inquirenti, era sentimentalmente legato alla Blefari Melazzi, secondo altri, tra i due c'erano soltanto una forte amicizia che durava da almeno quindici anni. La brigatista, arrestata dopo la scoperta del covo deposito di via Montecuccoli a Roma, avrebbe dovuto essere interrogata in questi giorni ma la condanna definitiva all'ergastolo firmata il 27 ottobre dalla Cassazione per il delitto Biagi aveva determinato uno slittamento dell'atto istruttorio. Alla Blefari Melazzi gli investigatori avrebbero chiesto informazioni circa una serie di contatti con Papini attraverso l'uso di schede telefoniche prepagate in maniera "dedicata", ovvero effettuando chiamate dirette a un solo interlocutore per evitare che si potesse risalire all'autore delle chiamate. Una modalità - stando all'accusa - tipica dei brigatisti. Papini, tra l'altro, era stato trovato in possesso di programmi di criptazione per computer simili a quelli usati da altri appartenenti alle Br-Pcc. Attraverso i tabulati telefonici gli inquirenti hanno anche ricostruito una serie di spostamenti dai quali è emerso il contatto con la Blefari in occasione di attività cosiddette di organizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;PERIZIA PSICHIATRICA&lt;/span&gt; - Il gup del tribunale di Roma, Pierfrancesco De Angelis, lo scorso aprile, aveva disposto una perizia psichiatrica per verificare la capacità di stare in giudizio e quella di intendere e di volere di Diana Blefari Melazzi, dopo che la terrorista aveva aggredito nel maggio dello scorso anno un agente di polizia del carcere romano di Rebibbia. L'episodio, secondo i suoi legali, sarebbe stato uno dei tanti dovuti alle particolari condizioni psicologiche in cui versava la detenuta dopo la condanna all'ergastolo a Bologna. I difensori della brigatista gli avvocati Caterina Calia e Valerio Spigarelli, avevano chiesto la consulenza affidata al professor Antonio Pizzardi, sostenendo che Blefari non fosse in grado di presenziare al processo. Il 27 ottobre scorso, quando la Cassazione confermò la condanna all'ergastolo per Blefari, senza successo, l'avvocato Spigarelli cercò di contestare la legittimità della perizia medica eseguita nell'appello bis sostenendo che era di parte in quanto affidata ad un consulente del pm che si era già occupato del caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;«ORA È TROPPO TARDI»&lt;/span&gt; - «Siamo sotto choc, abbiamo fatto tante battaglie, abbiamo cercato in tutti i modi di far riconoscere il profondo disagio di Diana Blefari Melazzi. Ora è troppo tardi». Così l'avvocato Caterina Calia, difensore, insieme all'avocato Valerio Spigarelli, di Diana Blefari Melazzi, commenta la notizia del suicidio a Rebibbia della brigatista. L'avvocato ricorda le numerose perizie psichiatriche a cui è stata sottosposta Diana Blefari Melazzi per verificare la sua capacità di stare in giudizio. Secondo la difesa della brigatista, Blefari soffriva di una grave patologia psichica e più volte le stesse difese avevano sollecitato il riconoscimento di tale situazione. Nel 2008 la brigatista in un momento di particolare tensione emotiva aggredì un agente di polizia penitenziaria. Anche in virtù di questo episodio per Blefari venne sollecitata l'ennesima perizia psichiatrica da parte della difesa. Ma il procedimento andò avanti e la brigatista per questo episodio venne rinviata a giudizio dal gup Pierfrancesco De Angelis: il processo sarebbe dovuto cominciare il 23 novembre prossimo.&lt;br /&gt;«Sono profondamente scosso e non solo professionalmente, scosso umanamente come di rado mi è capitato». Così anche Valerio Spigarelli, l'altro legale di Diana Blefari Melazzi: «Non voglio fare dichiarazioni ad effetto - ha detto mentre sta andando nel carcere di Rebibbia -, chi mi conosce sa che non amo fare dichiarazioni e men che meno in queste circostanze. La storia giudiziaria di Diana Blefari Melazzi la conoscete tutti: in più occasioni abbiamo presentato istanze chiedendo la sua incapacità di stare in giudizio. E sapete tutti questa vicenda come è andata a finire».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;IL GARANTE DEI DETENUTI&lt;/span&gt; - «Il sistema carcerario italiano ha dato, ancora una volta, l'ennesima dimostrazione di inumanità e inefficienza non riuscendo a cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima». Lo ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni commentando il suicidio della brigatista. Il Garante ha ricordato che due anni fa, nel novembre del 2007, aveva già denunciato pubblicamente il caso della Belfari Melazzi soggetto schizofrenico e inabile psichicamente, figlia di madre con la stessa malattia e morta suicida ristretta in regime di 41 bis. «I precedenti familiari della donna - ha spiegato - le sue condizioni psichiche in tutto il periodo di detenzione, il suo comportamento quotidiano, la sua solitudine, il suo rifiuto del cibo, delle medicine e di ogni contatto umano contribuivano a tratteggiare un quadro complessivo che doveva necessariamente far scattare un campanello d'allarme che, evidentemente, non si è attivato in tempo». «Evidentemente - ha concluso Marroni - il fatto che dopo gli allarmi sia stato declassato il regime dal 41 bis a detenuta comune non ha comunque aiutato questa donna che ha continuato a tenere un atteggiamento di totale chiusura verso tutto e verso tutti. A quanto sembra, nei giorni scorsi era stata fatta tornare da Sollicciano per sentirsi confermare la sentenza. Io credo che, fermo restando le sue responsabilità, questa donna dovesse essere curata e assistita lontano dal carcere».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CORRIERE DELLA SERA   01 novembre 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Persone Dentro*&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;*Un viaggio alla riscoperta delle emozioni che cambiano il modo di vivere e&lt;br /&gt;pensare il carcere&lt;br /&gt;*Bassetto Rita, Della Guardia Anna Maria&lt;br /&gt;Brossura filorefe, 15x21, 83 pagine, € 10.00, Aprile 2009&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;"Persone senza più liberta, costrette in spazi inadeguati per un essere&lt;br /&gt;vivente, private dei rapporti sociali ed affettivi, con l'unica prospettiva&lt;br /&gt;di trascorrere un periodo di tempo, più o meno lungo, in compagnia di un&lt;br /&gt;crescente senso di solutidine e di inutilità sociale.&lt;br /&gt;Persone dentro, appunto.&lt;br /&gt;Ma dentro dove? E' sorprendente constatare come l'unico sistema, che le&lt;br /&gt;società moderne hanno in concreto sperimentato per tentare una&lt;br /&gt;riabilitazione di persone difficili, sia quello di rinchiuderle dentro un&lt;br /&gt;carcere, luogo che produce un totale isolamento dal contesto sociale con&lt;br /&gt;frequenti ripercussioni sulla identità stessa delle persone ristrette.&lt;br /&gt;Un libro sul carcere, quindi, che ha il pregio di superare alcuni luoghi&lt;br /&gt;comuni piuttosto frequenti quando si affronta un tema così esposto agli&lt;br /&gt;umori di un'opinione pubblica, sempre in bilico tra un rigore inflessibile e&lt;br /&gt;privo di prospettive ed un predominio fine a se stesso.&lt;br /&gt;Un testo che non si limita a raccontare la vita all'interno delle sbarre, ma&lt;br /&gt;che mette in primo piano le persone che vivono rinchiuse e che attribuisce&lt;br /&gt;loro un ruolo di protagonisti unici della narrazione delle loro storie,&lt;br /&gt;attraverso una esperienza di lavoro di gruppo che le Autrici del libro hanno&lt;br /&gt;condotto con alcuni detenuti della Casa cincordariale di Civitavecchia.&lt;br /&gt;La storie delle persone che sono dentro, ricche di umanità e di sofferenza,&lt;br /&gt;trasmettono immediatamente emozioni in grado di colpire anche il lettore più&lt;br /&gt;distratto e superficiale, costretto a fare i conti con una sensibilità che&lt;br /&gt;si fa fatica a riconoscere in persone deprivate della loro identità e&lt;br /&gt;dignità."&lt;br /&gt;**Paolo Canevelli *(Magistrato di Sorveglianza del Tribunale di Roma)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LETTERA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;La dura protesta di noi donne chiuse nel carcere&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Siamo le detenute della sezione femminile&lt;br /&gt;del carcere di Lecce, Borgo San Nicola, e vorremmo&lt;br /&gt;chiarire il motivo della nostra protesta.&lt;br /&gt;Le persone libere possono scendere in strada, urlare&lt;br /&gt;slogan, magari usare internet, noi no.. noi&lt;br /&gt;non possiamo. Per noi l’accesso alle vie di comunicazione&lt;br /&gt;con l’esterno è difficoltoso e spesso&lt;br /&gt;il nostro pensiero, i nostri pensieri, i nostri dolori&lt;br /&gt;restano qui, nei confini di queste mura alte.&lt;br /&gt;Noi non vogliamo sconti, “saldi”, indulti e indulgenze.&lt;br /&gt;Noi vogliamo giustizia. Giustizia, diritti&lt;br /&gt;ed equità. Noi abbiamo commesso un reato, ma&lt;br /&gt;non siamo il reato, non siamo un fascicolo da archiviare,&lt;br /&gt;siamo persone che un tempo erano lì&lt;br /&gt;proprio dove adesso siete voi e lì vogliamo tornare&lt;br /&gt;dopo aver pagato il prezzo del riscatto. Le&lt;br /&gt;condizioni in cui espiamo la pena, a causa della&lt;br /&gt;scarsità delle risorse economiche e del sovraffollamento,&lt;br /&gt;non ci garantiscono i diritti primari e&lt;br /&gt;inviolabili della persona. Fare un elenco, raccontare&lt;br /&gt;i singoli episodi, renderli comprensibili a&lt;br /&gt;chi è estraneo alle logiche, ai meccanismi e alle&lt;br /&gt;dinamiche di quello che è un mondo a parte sarebbe&lt;br /&gt;un compito troppo arduo e lungo e rischieremmo&lt;br /&gt;di annoiare qualcuno stando delle solite&lt;br /&gt;lamentele. Per questo avanziamo le nostre richieste.&lt;br /&gt;1. Un programma, un percorso effettivo e&lt;br /&gt;non fittizio o meglio “favoleggiato” per chi è definitivo,&lt;br /&gt;con degli obiettivi da raggiungere e gli&lt;br /&gt;strumenti per farlo. Qualcosa che ci consenta&lt;br /&gt;concretamente di dimostrare quanto e se costituiamo&lt;br /&gt;ancora un pericolo per la società. Ci riferiamo&lt;br /&gt;soprattutto ai reati che comportano un regime&lt;br /&gt;di alta sicurezza. Se si esige un cambiamento&lt;br /&gt;di direzione, va data la possibilità di poterlo&lt;br /&gt;effettuare e comunque di poter scontare la pena&lt;br /&gt;in condizioni dignitose e senza la privazione degli&lt;br /&gt;affetti familiari. Altrimenti la condanna di&lt;br /&gt;estende alle mamme, alle mogli, ai mariti, ai figli,&lt;br /&gt;ai fratelli e alle sorelle. Non può lo stato agire&lt;br /&gt;al pari delle organizzazioni criminali e punire&lt;br /&gt;rendendosi esso stesso artefice di violenza psicologiche&lt;br /&gt;e morali.&lt;br /&gt;2. Ampliamento delle tipologie di misure alternative&lt;br /&gt;alla detenzione, che siamo effettivamente&lt;br /&gt;un mezzo per riparare il danno causato alla&lt;br /&gt;collettività.&lt;br /&gt;3. Ampliamento dell’applicazione delle misure&lt;br /&gt;alternative per chi ha commesso piccoli reati&lt;br /&gt;e reati legati alla tossicodipendenza. Lo viviamo&lt;br /&gt;ogni giorno sulla nostra pelle: persone già provate&lt;br /&gt;dalla miseria, dal degrado ambientale, sociale&lt;br /&gt;e culturale in cui abitualmente versano e dalla dipendenza&lt;br /&gt;della droga subiscono ancora pagando&lt;br /&gt;alla stregua di chi con questa immondizia ha costruito&lt;br /&gt;la montagna su cui si erge, alla stregua di&lt;br /&gt;chi ha ucciso, stuprato.&lt;br /&gt;4. Stipulare accordi bilaterali tra gli stati per&lt;br /&gt;consentire alle detenute straniere di scontare la&lt;br /&gt;pena nei loro paesi d’origine.&lt;br /&gt;5. Fuori i bambini dalle carceri! Quale credibilità&lt;br /&gt;e quale fiducia si possono ottenere, quale&lt;br /&gt;rispetto della legalità e delle regole può ottenere&lt;br /&gt;chi calpesta quanto di più bello esiste al mondo,&lt;br /&gt;se si spegne il sorriso di un bambino?&lt;br /&gt;Salutiamo che ci ha letto ed ascoltato sperando&lt;br /&gt;che il nostro “battere” sulle inferriate non abbia&lt;br /&gt;scosso solo i nervi, ma anche le coscienze.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Le detenute tutte della sezione femminile&lt;br /&gt;del carcere di Borgo San Nicola&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nuovo Quotidiano di Lecce  21 settembre 2009&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-3104994256264438369?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/3104994256264438369/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=3104994256264438369&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/3104994256264438369'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/3104994256264438369'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2009/09/la-dura-protesta-di-noi-donne-chiuse.html' title='La detenzione femminile: questioni e prospettive di Maria Laura Fadda (Magistrato di Sorveglianza di Milano)'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-9189532757137224667</id><published>2009-09-09T20:57:00.025+02:00</published><updated>2009-09-23T17:36:49.759+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='con le donne nel carcere'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><title type='text'>brani tratti dagli scritti intorno al film</title><content type='html'>(…) Proprio di fronte alla pericolosissima minaccia antidemocratica della criminalità organizzata di stampo mafioso occorre ribadire l’importanza della gestione democratica delle istituzioni. In modo non solo formale, ma sostanziale. Ha ragione la direttrice del carcere quando sottolinea la priorità della sicurezza. Ma questa riguarda, forse, innanzitutto la certezza della pena, sulla quale molto sarebbe da dire. Una volta reclusi i condannati, la società – e chi è demandato per amministrarla – ha il dovere di garantire, sempre nei termini della legge, i diritti anche per coloro che hanno mostrato di non rispettarli affatto quando erano diritti di altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                 &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Renate Siebert&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, sociologa dell’Università della Calabria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(…) Guardare il video, Nella Casa di Borgo San Nicola, di Caterina Gerardi, ascoltare le donne incarcerate lì ha suscitato in me sentimenti contrastanti, momenti di scoraggiamento e di rabbia. Sono ormai passati oltre sette anni da quando ho lasciato il carcere di Rebibbia, e la sua sezione di massima sicurezza, e udire le donne descrivere le loro condizioni è capire che negli anni trascorsi i problemi fondamentali non sono cambiati. È forte la sensazione di stasi, della quasi impossibilità di modificare le condizioni quotidiane, di identificare percorsi di riabilitazione innovativi e realisti. Come le donne del video anch’io sono stata incarcerata in sezioni di massima sicurezza sia negli Stati Uniti sia in Italia; sono luoghi che ospitano coloro che il sistema giudiziario considera pericolose, irriducibili, politicamente motivate o, semplicemente, facinorose. Luoghi che sono organizzati secondo principi precisi: isolamento dal resto della popolazione carceraria, supervisione della sezione da parte di reparti speciali della polizia carceraria un elevato numero di poliziotte per detenuta orari quotidiani precisamente organizzati con periodi prolungati passati dentro la cella, accesso limitato alle attività sociali e culturali che coinvolgono le altre sezioni del carcere. A questi si deve aggiungere i provvedimenti e i regolamenti che vengono attuati a discrezione di ogni direttore. (…)&lt;br /&gt;(…) Solo le detenute, con la solidarietà di  coloro che le appoggiano, possono cambiare questo atteggiamento, e lo devono fare acquistando consapevolezza del loro essere donne, oltre che madri e spose. Perché il carcere non è un parcheggio dove si vive la ‘morte civile’, come mi ha detto un giorno un’altra detenuta, ma un luogo di resistenza, dolore, crescita e cambiamento che sta a noi rinchiuse lì utilizzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Silvia Baraldini&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, ex detenuta politica negli Stati Uniti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(…) Entrare in un carcere ,sia pure da esterni, è qualcosa che segna profondamente e che mette a contatto con una realtà difficilmente immaginabile da chi non ne abbia mai varcato l’ingresso: superare cancelli,attraversare corridoi sui quali si affacciano porte sempre sbarrate, osservare il cielo attraverso le sbarre delle finestre, non poter attraversare uno spazio o scattare una foto senza aver chiesto prima l’autorizzazione,essere perquisite o controllate,chiudere a chiave in un armadietto il telefono,la borsa gli oggetti personali che ormai fanno parte di noi e dei nostri gesti più normali,aver bisogno di un’autorizzazione scritta per far entrare nel carcere libri, dolci, piccoli innocui elementi della vita quotidiana come degli innocenti fermagli per i capelli da regalare alle ragazze così prive di tutto. Attesa è una parola chiave in quel contesto: le donne che abbiamo incontrato vivono aspettando: aspettano la posta, il giorno del colloquio, il momento della doccia, il momento dell’aria, la data del processo,il giorno della telefonata, il momento in cui la loro vita potrà ricominciare.(…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;              &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sandra del Bene,&lt;/span&gt; psicoterapeuta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; (…) Il film di Caterina Gerardi ha, tra gli altri,  il pregio di mostrare uno spaccato del tutto originale sulla  situazione delle carceri al femminile: le detenute intervistate sono tutte italiane e sono recluse in una sezione di Alta Sicurezza, accusate di essere coinvolte in associazioni criminose insieme ai loro congiunti di sesso maschile, mariti, fratelli, conviventi. Scontano la pena in una struttura speciale con regolamenti speciali, non hanno nessuna possibilità di accedere alle misure alternative, niente permessi, niente affidamento in prova né semilibertà. Tuttavia le loro parole, la situazione che descrivono, i disagi e la latitanza di molti diritti, sono condizioni comuni a tutte le donne recluse. (…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Paola Bonatelli&lt;/span&gt;, Associazione&lt;br /&gt;Antigone&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(…)  Nei giorni di carcere "subito"&lt;br /&gt;per capire le ragioni&lt;br /&gt;e conoscere le loro versioni,&lt;br /&gt;ho ascoltato in silenzio il loro dire,&lt;br /&gt;le loro risate esagerate, le loro storie allucinanti&lt;br /&gt;ed ho amato e odiato gli uccelli,&lt;br /&gt;a cui invidiavo le ali, la libertà.&lt;br /&gt;Loro non potevano volare&lt;br /&gt;nè forse più amare qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Rosamaria Francavilla,&lt;/span&gt; operatrice culturale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(…) Non è solo una testimonianza di vite  “nella Casa del Borgo di San Nicola”,  il film vuole essere ed è di più. Prende su di sé il carico di essere per le detenute un tempo di introspezione e di intelligenza delle personali vicende e si accredita progressivamente  una fiducia fino a essere percepito come sostegno in un percorso  che porta le donne che hanno aderito al film, da una voce intima a una voce sempre più esplicita nel guardarsi, nel giudicarsi,  per poi guardare e giudicare il carcere, con una molteplicità di sfacettature, punti di vista, atteggiamenti che testimoniano della  verità del film.(…)  &lt;br /&gt;(…). Un  cambio di posizione,  che la Baraldini, presente nel film, indica come una  via di maturazione  per chi fa l’esperienza del carcere:  non farsi raccontare  ma trovare la voce per dirsi e diventare da soggetti passivi ad attori di trasformazioni. (…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;              &lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Carla Vestroni&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, esperta di cinema italiano e inglese&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-ff16002100d6166b" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v10.nonxt8.googlevideo.com/videoplayback?id%3Dff16002100d6166b%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331676735%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D6BB34284505E79C9A7099BB4FFDE623A7E0F1133.28FDE77CF45E3EE8725D72DB9E137890CA9023A6%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Dff16002100d6166b%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DIKfG-1SFpiTU-qLeknDHHnWca3c&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v10.nonxt8.googlevideo.com/videoplayback?id%3Dff16002100d6166b%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331676735%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D6BB34284505E79C9A7099BB4FFDE623A7E0F1133.28FDE77CF45E3EE8725D72DB9E137890CA9023A6%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Dff16002100d6166b%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DIKfG-1SFpiTU-qLeknDHHnWca3c&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-9189532757137224667?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/9189532757137224667/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=9189532757137224667&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/9189532757137224667'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/9189532757137224667'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2009/09/brani-tratti-dagli-scritti-intorno-al.html' title='brani tratti dagli scritti intorno al film'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-3203521892978674185</id><published>2009-05-18T22:49:00.008+02:00</published><updated>2009-11-22T18:09:50.885+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gazzetta del Mezzogiorno 15 maggio 2009'/><title type='text'>«Io, detenuta per 3 ore nel carcere di Bari» di CONCITA LEOZAPPA</title><content type='html'>&lt;&lt; Io, detenuta per3 ore nel carcere di Bari&gt;&gt; di Concita&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un paio di metri d’altezza per un metro e venti di larghezza circa, le misure della porta di un cancello in ferro. Di un cancello che separa nettamente due dimensioni: quelli che vivono Al di Là, e quelli che vivono Al di Qua. Al di qua del cancello della Casa Circondariale di Bari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di Là, un’umanità che si traduce in cassonetti di immondizia ingombranti, auto in tripla fila invadenti, semafori lampeggianti. Motociclette roboanti, pedoni ansanti, clacson assordanti. Al di Qua, un’umanità. Un’umanità senza fronzoli. Senza accessori. Quella della sezione femminile del carcere di Bari. Valico l’uscio di quel cancello, quella sottile soglia tra una dimensione ed un’altra del vivere, accompagnata da una responsabile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attraverso il cortile in piena ristrutturazione e mi accorgo subito che qui, l’orizzonte, già non è più visibile. I diversi edifici del carcere circondano, alti e possenti, quel cortile. Entro in uno di questi. Lungo una serie di corridoi osservo campanelle pasquali e foto di persone omaggiate di rami di mimosa. C'è silenzio. Si apre la porta della sezione femminile dove, una ventina di donne circa, vivono. Si svegliano, si lavano, parlano, mangiano, si addormentano. Insomma trascorrono le giornate. Pensano. Piangono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad un angolo del corridoio ci sono due statuette di donne. Entrambe con coloratissimi rosari di plastica al collo. Arancio e bianco fluorescente. Sono Sant'Anna e la Madonna Bambina. Il piano terra ha un soffitto. Un soffitto di rete metallica da cui si intravedono, al primo piano, le celle delle detenute. Che oggi sono protagoniste di un evento: la presentazione dei lavori svolti durante un laboratorio di scrittura per immagini appena conclusosi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’incontro è in una sala con alcuni vetri oscurati da una vernice giallognola stesa almeno vent'anni fa. Le detenute si accomodano, hanno un’età dai 20 ai 40 anni. Alcune sono formose, altre sottopeso. Altre ancora prosperose nel fisico ma dai lineamenti duri. La donna seduta accanto a me esprime subito un complimento sulle mie scarpe. Lei, magrolina, in jeans e scarpe da tennis, si mostra molto attenta ai dettagli femminili. Il laboratorio, promosso dal "Centro di documentazione e cultura delle donne", dalla Direzione del carcere di Bari con il contributo dell’Ufficio della Consigliera di Parità, ha avuto per titolo "Grafie del sé, raccontare e raccontarsi per immagini". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"I laboratori sono iniziative sempre ben accolte dalle detenute che in questo modo non si sentono trascurate", dichiara un’operatrice. In sala è distribuito un libretto su cui sono state stampate poesie, brevi racconti autobiografici, disegni e testi. Ed un album di collage. Un album in cui il "non verbale" è stato tradotto in immagini e foto ritagliate ed incollate. Un album in cui il proprio vissuto e vivente è, per la maggior parte di queste donne, reinterpretarsi con i capelli biondi. Indossare un abito attillato, tacchi vertiginosi. Porsi al centro di un foglio attorniate da animali esotici. O gioielli. O bei ragazzotti. O reinterpretarsi in scene come quella di una prostituta con sullo sfondo due individui loschi in auto (i personaggi hanno i visi delle detenute) ed una donna che telefona alla polizia (quest’ultima ha il viso di un personaggio dei fumetti). Sempre in queste pagine, comunque ed ovunque, lo sfondo è il cielo. Mai ambienti chiusi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cielo incombe sull'immaginario della maggior parte di queste donne. Ma il buio, il nero, la sovrapposizione di due visi scuri (uno felice, l’altro triste) c'è. C'è in altri lavori. Le donne della sezione femminile del carcere di Bari vivono in un ambiente multiculturale. Ci sono detenute italiane, filippine, tedesche o di altra provenienza. Per questo in alcuni casi "alcune hanno dato voce alle altre", commentano le operatrici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le poesie sono infatti tradotte in più lingue e sono recitate ad alta voce in questa stanza dalle mattonelle indaco violetto. Sono recitate dalle autrici stesse con la potenza amplificatrice di chi, in un giorno qualsiasi, ha varcato quel cancello stravolgendo la propria esistenza: "Mai avrei pensato nella vita che sarei arrivata in questo posto da incubo". E vive l’abbrutimento fisico quale manifestazione di un anonimato di cui agogna il riscatto "La prima cosa che farò quando esco dal carcere sarà andare dall’estetista". O marchia di femminilità il dolore della detenzione, aggravandolo della colpa di aver abbandonato la famiglia: "Non voglio che la mia famiglia mi veda in questo brutto posto". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La declamazione dei propri sé è interrotta ad un certo punto da una donna. Che lamenta pubblicamente, e con voce sostenuta, il suo disagio. Un disagio, un’insofferenza che qui rintronano fortemente. Rintronano perché espressione di un sé sofferente che tenta in tutti i modi di andare oltre le mura. Mura di cinta. Termina l’incontro. E rientrando nell’Al di Là, mi saluta una frase scritta da una detenuta su un cartellone un po' sbiadito: "Natale è? DARE BUONE POSSIBILITA'".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-3203521892978674185?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/3203521892978674185/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=3203521892978674185&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/3203521892978674185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/3203521892978674185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2009/05/io-detenuta-per-3-ore-nel-carcere-di.html' title='«Io, detenuta per 3 ore nel carcere di Bari» di CONCITA LEOZAPPA'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-1179652014271810208</id><published>2008-10-13T17:03:00.002+02:00</published><updated>2008-10-13T17:07:22.129+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luisella Guerrieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><title type='text'>FARE CINEMA, NEL SEGNO DELLA LIBERTA' FEMMINILE</title><content type='html'>&lt;em&gt;Una riflessione critica&lt;br /&gt;di Luisella Guerrieri&lt;/em&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto tra la libertà femminile e l’esperienza del “fare cinema” si può declinare per tutti segmenti che contribuiscono a costruire un prodotto cinematografico, documentario o corto/lungometraggio che sia. Che vanno dalla scelta del soggetto, alla realizzazione, alla produzione ed alla distribuzione, oltre che naturalmente alla “esposizione” nei festival.&lt;br /&gt;Il Concorso Internazionale si è misurato con gli ultimi due. La distribuzione in circuiti indipendenti e le modalità di attribuzione dei voti per selezionare i film vincitori. In questo è stato sicuramente “facilitatore” di possibilità per tanti piccoli e grandi lavori, che hanno potuto circolare, essere visti e votati da donne diverse e di tante città. Con libertà e direi con la leggerezza derivante dalle caratteristiche di questo festival vissuto molto come scambio e festa collettiva. Qui a Lecce l’auditorium Castromediano prima e la masseria “Le Sciare” dopo, sono stati infatti teatro non solo delle proiezioni, ma di parole e momenti di incontro di tante/i che si sono ritrovati a chiacchierare di cinema e di film indipendenti. Con entusiasmo, direi, e con la gratitudine che circolava anni fa nei luoghi che ospitavano i cineforum e che ci consentivano visioni altrimenti impossibili in città come Lecce, lontana allora dai circuiti nazionali.&lt;br /&gt;La libertà femminile nel “fare cinema” si misura però anche con tutti gli altri segmenti della produzione cinematografica e deve quindi e comunque confrontarsi con due fattori determinanti per gli esiti finali : il denaro ed il potere degli enti/istituzioni/case di produzione. Anche in questo caso quindi libertà femminile vuol dire esserci dove si prendono le decisioni. Garantire uno sguardo “altro” e non falsamente neutro quando è necessario cercare i mezzi finanziari per realizzare i film, quando si viene o meno selezionate, quando si cerca la visibilità per far circolare le proprie opere.&lt;br /&gt;Libertà femminile, poi, a proposito del tema dei due film primo e secondo classificati presentati l’ultima sera. Difficilmente potremo scordare i volti e la storia di Maria Lai e delle ospiti della casa di Borgo S. Nicola.&lt;br /&gt;Diceva il manifesto che promuoveva il festival : “ L’invito che rivolgiamo alle artiste è a cogliere la molteplicità che c'è nelle esistenze femminili, dandole valore ed ascoltandola. Che la fotografino attentamente, perchè le immagini possano raccontare dove e come questa libertà sa farsi sentire. E che fermino storie, particolari, vicende, modi di vita, interpretazioni, che altrimenti sarebbero senza testimonianza e rappresentazione.”&lt;br /&gt;Più facile riconoscere la libertà nella storia di un’artista non convenzionale e intensa come Maria Lai, che ha sfidato in epoche difficili istituzioni importanti come le scuole d’arte e poi la guerra, l’isolamento di una terra come la Sardegna.&lt;br /&gt;Meno facile riconoscerla attraverso le sbarre di una prigione, tra ospiti rinchiuse per non avere tradito i compagni. Eppure è all’interno di contesti come questo che non bisogna ingenerare equivoci. Se libertà femminile è consapevolezza del proprio valore, i corpi e i volti di quelle donne ne esprimevano tanta. Il rapporto con l’istituzione carceraria, come giustamente ricordava Silvia Baraldini, non può essere raccontato da chi sta fuori.&lt;br /&gt;Noi donne “libere” perché senza sbarre materiali dobbiamo imparare a riconoscere altri linguaggi ed altre esperienze e, dalla posizione privilegiata che occupiamo, farci mediatrici delle storie di chi ha voce più lontana dalla quotidianità.&lt;br /&gt;Anche questo è un esito del Concorso Internazionale di Cinema Indipendente delle Donne: a noi il compito di farne parola politica in grado di mantenere saldo, in questi tempi di perdita di memoria collettiva, il timone della consapevolezza del valore della differenza di genere, rintracciabile nella storia di tutte le donne.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-1179652014271810208?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/1179652014271810208/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=1179652014271810208&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/1179652014271810208'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/1179652014271810208'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/10/fare-cinema-nel-segno-della-liberta.html' title='FARE CINEMA, NEL SEGNO DELLA LIBERTA&apos; FEMMINILE'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-7693035786539316670</id><published>2008-10-13T16:56:00.041+02:00</published><updated>2010-10-29T22:35:50.920+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><title type='text'>Il viaggio del film:</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sava (Ta)&lt;span style="font-weight bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;Ottobre piovono i libri, I luoghi della lettura&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovedì 16 ottobre 2008 ore 19.00&lt;br /&gt;Biblioteca San Francesco - Sala Sant'Egidio, via Roma 125&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presentazione del film "Nella Casa di Borgo San Nicola" di Caterina Gerardi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al termine del film interventi di:&lt;br /&gt;Elsa Valeria Mignone, sostituto procuratore DDA,&lt;br /&gt;Mariano Buccoliero, sostituto procuratore,&lt;br /&gt;Alba Monti, sociologa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Tuglie (Le)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ottobre piovono i libri. I luoghi della lettura&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì 21 novembre 2008, ore 18&lt;br /&gt;Biblioteca Comunale "F. Gnoni"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presentazione del film "Nella Casa di Borgo San Nicola" con le donne nel carcere  di Caterina Gerardi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al termine del film interventi di:&lt;br /&gt;Francesca Conte, avvocato,&lt;br /&gt;Elisabetta Liguori, scrittrice,&lt;br /&gt;Luigi Tarantino, magistrato di sorveglianza.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.comune.tuglie.le.it/eventi/ottobre_libri08_pc.asp"&gt;http://www.comune.tuglie.le.it/eventi/ottobre_libri08_pc.asp&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Trepuzzi (Le)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nell'ambito dell'iniziativa nazionale Carovana Antimafie "ESERCIZIO DI CITTADINANZA" Promuovere legami tra le persone per sviluppare partecipazione e garantire inclusione,&lt;br /&gt;il 15 novembre 2008 ore 17 Aula Consiliare verrà presentato il film "nella Casa di Borgo San Nicola" con le donne, nel carcere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saluto del Sindaco C. Valzano e del Presidente del Consiglio F. Monte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Testimonianze di:&lt;br /&gt;AGESCI, gruppo scout di Trepuzzi&lt;br /&gt;Associazione di donne IDeA&lt;br /&gt;Spazio sociale ZEI&lt;br /&gt;Centro anziani Trepuzzi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al termine del film insieme all'autrice Caterina Gerardi interverranno:&lt;br /&gt;Sonia Melgiovanni, Psicologa&lt;br /&gt;M.I. Gustapane, Magistrato di Sorveglianza &lt;br /&gt;Associazione Libera&lt;br /&gt;Anna Blasi Assessora alla Cultura &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La serata si cocluderà con un buffet&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Corigliano d'Otranto (Le)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Vi aspettiamo sabato 29 novembre ore 18 presso la Sala dell'Auditorium dell'Istituto Comprensivo via Peschiulli &lt;br /&gt;per partecipare alla presentazione del film "nella Casa di Borgo San Nicola"con le donne, nel carcere a cura di Caterina Gerardi, Sandra Del Bene e Rosamaria Francavilla&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Relatori dell'incontro:&lt;br /&gt;Dott.ssa Anna Piccinni, Direttore della Casa Circondariale di Lecce&lt;br /&gt;Dr. Vincenzo monittola Psicologo della Casa Circondariale di Lecce&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interverrà Luciana Delle Donne del laboratorio "Made in carcere - "Officina Creativa"s.c.s&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seguirà un breve dibattito sul tema a cui parteciperanno magistrati, avvocati, agenti di polizia penitenziaria e tutti gli ospiti presenti.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.comune.corigliano.le.it/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=131&amp;amp;Itemid=14"&gt;http://www.comune.corigliano.le.it/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=131&amp;amp;Itemid=14&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Merine (LE) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;3 dicembre 2008 ore 17  Palazzo baronale Palmieri-Magliola&lt;br /&gt;Nella Casa di Borgo San Nicola con le donne, nel carcere - film-inchiesta di C. Gerardi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al termine del film, interventi di:&lt;br /&gt;Ilderosa Laudisa Storica dell'Arte e Coordinatrice dell'iniziativa "Il piacere della conoscenza" promossa da don Alessandro D'Elia parroco della parrocchia di Santa Maria delle Grazie di Merine&lt;br /&gt;Caterina Gerardi, Fotografa-Regista&lt;br /&gt;Sandra Del Bene, Psicoterapeuta&lt;br /&gt;Rosamaria Francavilla, Operatrice Culturale&lt;br /&gt;Oltre alle autrici interverrà Alcide Maritati, Magistrato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Leverano (Le)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;venerdì 6 marzo 2009 ore 17,30 Biblioteca Comunale "F. Ratta" Piazza Roma&lt;br /&gt;L'Assessorato alle Pari Opportunità del comune di Leverano presenta il film&lt;br /&gt;"Nella casa di Borgo San Nicola" con le donne, nel carcere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interverranno insieme all'autrice:&lt;br /&gt;Cosimo Durante, Sindaco di Leverano&lt;br /&gt;Anna Fanuli, Assessora Pari Opportunità&lt;br /&gt;Prof.Oronzo Greco, Ordinario di Criminologia Università del Salento&lt;br /&gt;Avv.Francesca Conte, Penalista&lt;br /&gt;Prof.Nunzio di Nunno, Ricercatore di Medicina Legale Università del Salento&lt;br /&gt;Dott.Theodoro Koukakis, Psicologo - Criminologo Carcere Circondariale di Lecce&lt;br /&gt;Don Raffaele Bruno, Cappellano Carcere Circondariale di Lecce&lt;br /&gt;DIBATTITO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Campi Salentina (Le)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sabato 14 marzo 2009 ore 18,30 c/o ex biblioteca comunale Piazza Libertà&lt;br /&gt;l'Assessorato alla Cultura e la Commissione Pari Opportunità, organizzano un incontro-dibattito su "DONNE E CARCERE" con la proiezione del film "NELLA CASA DI BORGO SAN NICOLA" di Caterina Gerardi.&lt;br /&gt;Il documentario è tratto da un'indagine di Sandra Del Bene, Caterina Gerardi e Rosamaria Francavilla.&lt;br /&gt;All'incontro, coordinato da Ilio Palmariggi - assessore alla Cultura, partecipano:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Doriana Epifani - Presidente Commissione Pari Opportunità;&lt;br /&gt;-Francesca Conte - Avvocato Penalista;&lt;br /&gt;-Valeria Mignone - Magistrato;&lt;br /&gt;-Caterina Gerardi - Regista;&lt;br /&gt;-Anna Rosaria Piccinni - Direttrice Carcere Lecce&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La manifestazione si inserisce nel quadro delle attività di promozione del territorio culturale del Comune di Campi Salentina che tendono ad ampliare lo spazio di lettura della nostra società anche in ambienti difficili e poco conosciuti come, il Carcere di Lecce.&lt;br /&gt;http://www.comune.campi-salentina.le.it/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veglie (Le&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;giovedì 9 luglio ore 20,30 presso la Biblioteca del comune di Veglie (Le)&lt;br /&gt;sarà proiettato il film "Nella Casa di Borgo San Nicola" con le donne, nel carcere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’associazione Proloco di Veglie, in collaborazione con la biblioteca comunale, inaugura un ciclo di incontri letterari che abbracciano tre differenti tematiche, interessanti all’occhio di un attento lettore.&lt;br /&gt;Durante il primo appuntamento, a sfondo sociale, sarà presentato il libro, “Nella casa di Borgo San Nicola. Con le donne nel carcere”, seguito dalla proiezione del film girato nella sezione femminile della casa circondariale di Lecce.&lt;br /&gt;Una ricerca senza pregiudizi e senza indulgenze che attraverso interviste ed incontri, indaga la vita, le considerazioni, le aspettative, le nostalgie di un gruppo di donne detenute in regime di Alta Sicurezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla serata prenderanno parte:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;             Caterina Gerardi:          regista del film e coautrice del libro&lt;br /&gt;             Sandra del Bene:           psicologa e psicoterapeuta&lt;br /&gt;             Rosamaria Francavilla:     operatrice culturale&lt;br /&gt;             Cinzia Mondatore:          magistrato -  Tribunale di Lecce&lt;br /&gt;             Giovanni Caputo:           professore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cannole (Le)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;data e luogo da definire&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Muro Leccese&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;data e luogo da definire&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;NAPOLI&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;                             Società Italiana delle Storiche&lt;br /&gt;                                                                                                 &lt;br /&gt;                    Università degli Studi di Napoli Federico II    &lt;br /&gt;                    Università degli Studi di Napoli L’Orientale&lt;br /&gt;                    Università degli Studi di Salerno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;            Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;        V Congresso della Società Italiana delle Storiche&lt;br /&gt;        &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nuove frontiere per la storia di genere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;         Napoli, 28-30 gennaio 2010&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;  http://www.cdlstoria.unina.it/storiche/#Programma&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì 29 gennaio - Centro Congressi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II,  via Partenope, 36  / Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Palazzo Du Mesnil, via Chiatamone, 61-2&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;9-11.40 Sessioni tematiche  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Aula Magna - &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Gli spazi delle donne nella criminalità organizzata meridionale tra XIX e XXI secolo: ruoli, pratiche, identità &lt;/span&gt;(Ia parte)&lt;br /&gt;c. Gabriella Gribaudi e Marcella Marmo; r. Ombretta Ingrascì, Alessandra Dino, Monica Massari, Marcella Marmo, Gabriella Gribaudi, Anna Maria Zaccaria, Antonella Migliaccio, Iolanda Napolitano; d. Luigi Musella e Renate Siebert&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;con proiezione del  documentario di Caterina Gerardi  &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nella Casa di Borgo San Nicola&lt;/span&gt;, girato nel 2008 nel carcere femminile di Lecce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;FOGGIA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Giovedì, 4 novembre 2010 ore 9.30 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;presso il Polo Umanistico dell'Università degli Studi di Foggia&lt;br /&gt;Via Arpi, 176 si terrà la Giornata di Studio:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Storie di donne in carcere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La giornata di studi è organizzata dal.CRILC (Centro di ricerca interuniversitario per la Ricerca sulle produzioni letterarie in carcere e la sperimentazione di laboratori di scrittura creativa in contesti di detenzione) dell’Università degli Studi di Bari e dell’Università degli Studi di Foggia  &lt;br /&gt;in collaborazione con il Centro internazionale Interdisciplinare per gli Studi di Genere, Foggia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interventi di: Fiammetta Fanizza, docente di Sociologia; Caterina Gerardi, regista; Stella Magni, autrice; Franca Pinto Minerva, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione; Stefan Nienhaus, Docente di Letteratura Tedesca; Sebastiano Valerio, Docente di Letteratura italiana. &lt;br /&gt;Lettura: Giustina Ruggiero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-7693035786539316670?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/7693035786539316670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=7693035786539316670&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/7693035786539316670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/7693035786539316670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/10/si-parla-del-film.html' title='Il viaggio del film:'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-7563255727700699489</id><published>2008-10-13T16:16:00.006+02:00</published><updated>2009-07-09T09:13:39.990+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Trust'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><title type='text'>Premio</title><content type='html'>Il film 'Nella Casa di Borgo San Nicola' si è classificato secondo al Concorso Internazionale di Cinema Indipendente delle Donne organizzato dal 'Trust nel Nome della Donna' abbinato ad un Festival Itinerante con a tema le ESPERIENZE DI LIBERTA' FEMMINILE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le proiezioni pubbliche sono state organizzate presso: &lt;br /&gt;Libreria delle Donne di Bologna&lt;br /&gt;Circolo Alice Guy di Cagliari&lt;br /&gt;Città Felice di Catania&lt;br /&gt;Le Città Vicine di Catanzaro&lt;br /&gt;Terradilei di Fabro Scalo&lt;br /&gt;Associazione Arcilesbica di Firenze&lt;br /&gt;Associazione La Merlettaia di Foggia&lt;br /&gt;Libreria delle Donne di Milano&lt;br /&gt;Libreria delle Donne Evaluna di Napoli&lt;br /&gt;Associazione Mezzocielo di Palermo&lt;br /&gt;Casa delle Donne di Pesaro&lt;br /&gt;Casa Internazionale delle Donne di Roma&lt;br /&gt;Galleria delle Donne-Sofonisba Anguissola di Torino&lt;br /&gt;Progetto Donna di Trieste&lt;br /&gt;Centro Idea Donna di Venezia e Mestre&lt;br /&gt;Museo Provinciale Sigismondo Castromediano Lecce&lt;br /&gt;Le Sciare di Melendugno (Lecce)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;clicca qui per leggere i dettagli:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.nelnomedelladonna.org/I%20risultati.htm"&gt;http://www.nelnomedelladonna.org/I%20risultati.htm&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-7563255727700699489?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/7563255727700699489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=7563255727700699489&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/7563255727700699489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/7563255727700699489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/10/httpwww.html' title='Premio'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-5848426935487412268</id><published>2008-07-07T17:03:00.012+02:00</published><updated>2009-03-04T19:49:13.548+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caterina Gerardi'/><title type='text'>Perchè questo lavoro...</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; Da tempo desideravo entrare nel Carcere di Lecce e conoscere da vicino questa Istituzione per molti di noi inquietante ed inesplorabile e, come nel mio stile di lavoro, attraverso le immagini che vi propongo, rompere un silenzio, sollevare un velo, riflettere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Chi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;conosce&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;i miei lavori fotografici sa che la mia attenzione è stata rivolta sempre alle cose “diverse”, marginali, emarginate, a ciò che è in ombra, che non si vede o che non si vuole vedere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Riguardo alla città, già nell ’89 avevo pubblicato "Senza Cornice",&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:100%;" /span&gt; un’analisi fotografica sui pornograffiti reperiti nelle masserie e case abbandonate della periferia urbana; ho raccontato, quindi, non la mia città, quella che fa spettacolo di sé, ma quella che rimane in ombra, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ma&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;che vive e respira in periferia.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Nel ’98 ho pubblicato “&lt;st1:personname productid="La Città Ultima" st="on"&gt;La Città Ultima&lt;/st1:personname&gt;”, l’altra città, la città dei morti, un luogo tabù per eccellenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Oggi, con il film “nella Casa di Borgo San Nicola”, e questa volta&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;non da sola, ma con la psicologa Sandra del Bene e la operatrice culturale Rosamaria Francavilla, indago un altro luogo, il&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;carcere, una città nella città, un mondo sconosciuto, invisibile e, all’interno di questo mondo, ho fatto la scelta di analizzare la reclusione femminile, ancora più invisibile per una serie di ragioni, tante e complesse. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Qui, però, voglio indicare una di queste ragioni, che a mio parere, ci aiuta a capire perché quando si parla di detenzione spesso si ignora la componente femminile, e spiega anche perché all’interno della struttura carceraria, si accentuano e si aggravano quei fenomeni di emarginazione e di discriminazione cui sono soggette le donne anche nella società esterna.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Sembra paradossale, ma la difficoltà principale sta, pensate un po’, nell’esiguo numero di donne in carcere e nella loro dispersione in tante piccole sezioni femminili ospitate all’interno di carceri maschili (&lt;st1:metricconverter productid="63 in" st="on"&gt;63 in&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt; Italia) e in pochi istituti esclusivamente femminili (solo 5).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;In Italia, il tasso di carcerazione femminile è attestato da anni tra il 4 e il 5%. Al 31 dicembre 2007, su 48.693 persone detenute, solo 2.804 erano donne.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ora, questo dato, anziché rendere più affrontabile il problema, lo complica, in quanto le poche risorse esistenti vengono convogliate verso la massa più numerosa dei maschi, e quindi l’offerta di operatori, corsi professionali, attività trattamentali, ecc., diventa scarsissima.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Inoltre, la totale mancanza di politiche di genere che affrontino i bisogni specifici delle donne, rende la detenzione femminile ancora più tragica e devastante di quella dei maschi.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Tutto questo fa pensare che sia giunto il tempo di ricercare misure alternative alla detenzione perché, come dicono alcune intervistate “il carcere non è per le donne”, e con questa affermazione non intendono scansare le proprie responsabilità, anzi, loro riconoscono di aver commesso il reato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;e che la pena va scontata, ma sono le modalità che devono cambiare.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Sul territorio nazionale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;vi sono già esempi significativi di misure alternative alla detenzione.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Nell’agosto del ’96 c’è stata la trasformazione della Casa Circondariale di Empoli in Custodia “Attenuata”, per tossicodipendenti e non, dove ogni donna ha un progetto individuale che la porterà ad un vero inserimento sociale.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Nel 2006 &lt;/span&gt;&lt;st1:personname style="font-family: arial;" productid="la Provincia" st="on"&gt;la Provincia&lt;/st1:personname&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; di Milano in accordo col Comune ha fornito una struttura per avviare un esperimento unico in Italia finora: una casa di Custodia “Attenuata”, in cui le detenute e i loro bambini piccoli possano ricreare un’atmosfera quanto più vicina alla vita quotidiana di una famiglia non costretta in carcere, che non condizioni lo sviluppo dei bambini.&lt;br /&gt;Alla luce di tutto ciò, risulta molto interessante la proposta dell'Associazione Antigone (associazione che si batte per i diritti e le garanzie del sistema penale) di istituire all'interno del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria un Ufficio per le donne detenute. &lt;br /&gt;L'esigenza di questo Ufficio specifico nasce, appunto, dalla constatazione della totale mancanza di politiche di genere che affrontino le questioni relative alle donne in carcere.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: arial;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;&lt;br /&gt;"&gt;Per concludere, nel film si raccontano non solo le storie, bensì i percorsi istituzionali, le norme che regolano la detenzione per fornire uno spunto di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;riflessione sulla pena detentiva, in primo luogo per le donne, e poi, a partire da loro, anche per gli uomini. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-5848426935487412268?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/5848426935487412268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=5848426935487412268&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/5848426935487412268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/5848426935487412268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/07/perch-questo-lavoro.html' title='Perchè questo lavoro...'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-8185777830980080335</id><published>2008-06-27T16:36:00.002+02:00</published><updated>2008-06-27T16:39:39.978+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Buccoliero'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><title type='text'>Un plauso!</title><content type='html'>&lt;span id="txtTitolo" class="titolo"&gt;"Da una reale attenzione alle politiche carcerarie una concreta risposta al sovraffollamento e alla carenza di personale”&lt;/span&gt;                                            &lt;span id="txtDescrizione"&gt;“Le nostre carceri stanno perdendo, ogni giorno di più, la funzione di strutture disciplinari e la stessa pena ha, per lo più, un ruolo repressivo e incapacitante, che mal si concilia con la politica carceraria della rieducazione”.&lt;br /&gt;È quanto dichiara il consigliere della Regione Puglia e vicepresidente della VII commissione, Affari istituzionali, Antonio Buccoliero, intervenendo alla vigilia della giornata di studio, che si svolgerà a Lecce e che ruoterà attorno alla proiezione del film–documentario “Nella casa di Borgo San Nicola con le donne, nel carcere” di Caterina Gerardi.&lt;br /&gt;“Un plauso – prosegue Buccoliero – va a Caterina Gerardi, che ha saputo indirizzare la sua sensibilità di donna e di operatrice culturale verso la condizione, non certo facile, delle donne negli istituti penitenziari. Purtroppo, i problemi di Borgo San Nicola sono i problemi di tante case di detenzione, che dello status di casa hanno poco o nulla. Il sovraffollamento delle prigioni, che si scontra con la carenza di personale, genera spesso situazioni di insofferenza e di stress psicofisico, che in molti casi sfociano in vere e proprie violenze.&lt;br /&gt;Certamente, la recente proposta di una parte del Governo di introdurre il reato di clandestinità non farebbe che aggravare una situazione già di per sé critica per l’intero sistema carcerario. È necessario, invece, lavorare con più convinzione sulle politiche carcerarie, perché se è vero che ci sono criminali incalliti e pericolosi, che meritano di scontare pene severe, é vero anche che ci sono tanti detenuti che dopo aver scontato la loro pena per reati comuni meritano di avere una seconda possibilità, che spesso viene preclusa dalla stessa cultura carceraria”.&lt;br /&gt;“Senza tralasciare, infine – conclude Buccoliero – l’importanza della polizia penitenziaria, che costituisce un avamposto dello Stato a tutela della sicurezza del cittadino, sia essa chiamata ad operare nel carcere o sul territorio. Non dimentichiamo, infatti, che ogni politica di sicurezza cammina sulle gambe degli operatori, che meritano, pertanto, il pieno e concreto consenso delle istituzioni”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span id="txtTitolo" class="titolo"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;         &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-8185777830980080335?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/8185777830980080335/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=8185777830980080335&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/8185777830980080335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/8185777830980080335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/06/un-plauso.html' title='Un plauso!'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-527406454361672030</id><published>2008-06-25T16:21:00.005+02:00</published><updated>2009-03-04T19:46:19.118+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><title type='text'>Intervento al Convegno del 12 giugno 2008</title><content type='html'>di Sandra del Bene&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea iniziale è stata di Caterina che ci ha coinvolto in questo viaggio dentro al carcere per vedere e raccontare  la condizione delle donne che trascorrono lì dentro una parte più o meno lunga della loro vita.&lt;br /&gt;La nostra tesi di partenza era che all’interno della struttura penitenziaria il disagio la sofferenza delle donne è più forte, più angosciosa e devastante, soprattutto perchè, come dice una delle intervistate,  “il carcere non è per le donne". E ciò secondo me è vero per una serie di motivi e qui vorrei soffermarmi in particolare  sui  due che ritengo fondamentali.&lt;br /&gt;Il primo motivo di carattere più culturale riguarda il fatto che da sempre  possiamo dire dalla sua fondazione, le forme nelle quali si è strutturata la società  e quindi il potere, rispondono ad una logica maschile che ignora e non rispetta  i caratteri legati alla differenza di genere.&lt;br /&gt;Il funzionamento della macchina dello stato ha sempre operato in ogni paese, in base a meccanismi di controllo che attraverso le “istituzioni totali" hanno tenuto a bada  o emarginato  ogni forma di diversità e di alterità rispetto al modello dominante di razionalità maschile.&lt;br /&gt;Foucault ha  descritto meravigliosamente nelle sue opere  la funzione delle istituzioni totali come i manicomi, le carceri, la famiglia, la scuola.  Franco Basaglia, David Cooper, Ronald Laing, solo per citare alcuni nomi, hanno già descritto negli anni ‘60 e ’70 con quali strumenti e in quali forme agisce il potere.&lt;br /&gt;Il femminismo poi ha sottolineato la componente maschile di tali meccanismi , la subordinazione  totale e la assoluta negazione di ogni aspetto legato alle caratteristiche e alle esigenze delle donne cito solo alcuni nomi come  Simone de Beauvoir,  Virginia Wolf,  tutte le femministe americane, fino ad arrivare alle filosofe contemporanee, alla Libreria delle donne, ai gruppi storici del femminismo italiano ed europeo.&lt;br /&gt;Merito indiscutibile del movimento delle donne è l’aver finalmente svelato e scardinato le fondamenta del potere maschile e dei suoi meccanismi aprendo la strada  che ha portato finalmente le donne dentro  alle strutture che governano le società.&lt;br /&gt;Ciò dovrebbe portare come conseguenza ad una attenzione maggiore, anche nella strutturazione delle forme di controllo e di organizzazione sociale, verso le differenze di genere e al tramonto definitivo del modello maschile come modello assoluto.&lt;br /&gt;Il secondo motivo è più profondo e legato agli aspetti più strettamente psicologici e simbolici del mondo femminile. L’esistenza delle donne si sviluppa infatti all’interno di una rete molto intricata di relazioni  Nei legami affettivi, i rapporti con la madre, il padre, il o i vari partner, i figli, le sorelle, le amiche, i compagni di vita e di lavoro, tutte le figure che attraversano la vita delle donne , si intrecciano in fitte reti di relazioni.&lt;br /&gt;Ora, la vita del carcere, taglia completamente, interrompendole, le maglie di queste reti, lasciando le donne come sospese, staccate “interrotte" rispetto a ciò  che più  di tutto riempie  le loro  vite.&lt;br /&gt;E’ un aspetto tangibile, evidentissimo  della loro condizione esistenziale che per esempio traspare nelle interviste, dal fatto che più che parlare di sè  ciascuna parla di  ciò che ha lasciato fuori: figli, mariti, genitori, tutto ciò che è tagliato fuori dalla loro vita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-527406454361672030?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/527406454361672030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=527406454361672030&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/527406454361672030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/527406454361672030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/06/intervento-al-convegno-del-12-giugno.html' title='Intervento al Convegno del 12 giugno 2008'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-7505196081671816993</id><published>2008-06-24T14:59:00.003+02:00</published><updated>2008-10-13T18:01:25.583+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Trust'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Concorso e Festival Itinerante'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;il Trust nel Nome della Donna&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;in collaborazione con &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Università  del Salento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Museo Sigismondo Castromediano della Provincia di Lecce&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;per presentare la fase conclusiva del&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Concorso Internazionale &amp;amp; Festival Itinerante&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;di Cinema Indipendente delle donne&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;(Lecce, 30 giugno  - 5 luglio 2008)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 153, 255);font-family:trebuchet ms;" &gt;Mercoledì 25 giugno, ore 18&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Auditorium del Museo Sigismondo Castromediano della Provincia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Viale Gallipoli, 30 - Lecce&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);font-family:trebuchet ms;" &gt;Il Concorso &amp;amp; Festival Itinerante: le Intenzioni, i luoghi, gli eventi&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);font-family:trebuchet ms;" &gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Converseremo con le registe in Concorso, e con&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);font-family:trebuchet ms;font-size:180%;"  &gt;Alina Marazzi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style="font-family: trebuchet ms;" href="http://www.nelnomedelladonna.org/"&gt;&lt;br /&gt;www.nelnomedelladonna.org&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-7505196081671816993?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/7505196081671816993/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=7505196081671816993&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/7505196081671816993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/7505196081671816993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/06/il-trust-nel-nome-della-donna-in_24.html' title=''/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-1181190059338348820</id><published>2008-06-23T15:22:00.008+02:00</published><updated>2008-10-13T17:58:40.070+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Trust'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><title type='text'>Esperienze di libertà al femminile - Festival</title><content type='html'>&lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Il Trust&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Nel Nome&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;della Donna&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;in collaborazione con&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;il Museo Sigismondo Castromediano della Provincia di Lecce&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;presenta il&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt; Concorso &amp;amp; Festival Itinerante di Cinema Indipendente delle Donne&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-size:180%;" &gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Esperienze&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;di&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Libertà&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Femminile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;dal 30 giugno al 5 luglio 2008&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;presso il Museo Sigismondo Castromediano&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;via Gallipoli 30, Lecce&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt; text-indent: 35.4pt; text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=""&gt;E’ la prima volta che una &lt;i style=""&gt;giuria popolare&lt;/i&gt; di sole donne premia il cinema delle&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;donne,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;coinvolgendosi con una mobilitazione di energie, passione, tempo, denaro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;A questo importante esito politico si arriverà dopo proiezioni e valutazioni in tutta Italia, nei luoghi delle donne, fra aprile ed agosto 2008; le spettatrici saranno una grande, variegata giuria al cui verdetto è affidata la premiazione dei lavori in Concorso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;La manifestazione conclusiva si terrà alla &lt;i style=""&gt;Masseria&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Le Sciare&lt;/i&gt;, a San Foca, il 23 e 24 agosto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Ventuno documentari, sette video d’arte, tredici corti, di autrici italiane, francesi, tedesche, cilene, nordamericane, islandesi, inglesi, e due importanti film Fuori Concorso per una grande Festa del Cinema delle donne e della loro esperienza&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di libertà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.95pt; text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;span style=""&gt;Raccomandiamo alle spettatore di votare tutti i film che vedono, rispondendo così alla disponibilità delle registe che hanno sottoposto alla &lt;i style=""&gt;giuria popolare&lt;/i&gt; il proprio lavoro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Programma&lt;/span&gt;&lt;u&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;30 giugno lunedì&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;ore 18&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;B-movie, ragazze in B&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Silvia Novelli &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Francisca, Concetta, Catarina e Maria&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Vivian Celestino &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Le Famiglie Arcobaleno&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Lucia Stano e Nadia Dalle Vedove&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Art. 29 – di Silvia Eleonora Longo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Voci di donne native e migranti&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Rossella Piccinno&lt;u&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;ore 21&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Tilt&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, del MovingKnickersCollective&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Inventata da un dio distratto&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Marilisa Piga &amp;amp; Nico Di Tarsia &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Chiara Carrer&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Elisabetta Lodoli &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Frammenti di libertà&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Grazia Dentoni &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Le Amazzoni&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Grazia Dentoni &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Meio de pesce che d’oio santo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Roberta Saccoccio &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Una mela al giorno&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Emanuela Cau &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Grazie a tutte!&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;, di Cristina Comperini&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;1 luglio martedì&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;ore 18&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;Ladyfest Grenoble&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Séverine Rambaud &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Storia del movimento femminista in Italia&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Lorella Reale &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;ore 21&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Il Gioco delle Soluzioni&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;i style=""&gt;(The Sorting Game)&lt;/i&gt;, di Carla Vestroni &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;L’altro ieri&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Gabriella Romano &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Le inutili coincidenze&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Cristina Savelli &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Luci In The Sky&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Sabrina Mazzuoli &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Il nostro sguardo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Gisella Bianchi&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Fancy&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Eleonora Ievolella&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Appunti per un esserci&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Monica Petracci&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Donne contro l’in-differenza&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Laura Cardone&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Il pelo nell’occhio&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;, di Consuelo Pascali&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;2 luglio mercoledì&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;ore 18&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;Reinalda del Carmen, mi mamà y yo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Lorena Giachino Torréns&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Un’ora di lavoro, cent’anni di bellezza&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Réjane Kerdaffrec&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;ore 21&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Roska&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;Asthildur Kjartansdottir&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;La prima volta&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Antonella Restelli&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;La luna di Kiev&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Marcella Piccinini&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Rappresentazioni&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;, di Maria Francesca De Pasquale&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;3 luglio giovedì&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;ore 18&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Venezia – Una donna&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Anette Von Zitzewitz&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;The Attack of The Bride Monster&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;, di Vicky Boone&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;ore 21&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Ciò esula&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Maria Inversi&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;La Grande Menzogna&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Carmen Giardina&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Lisbonsensible&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Eleonora Ievolella&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;A cavallo tra i mondi, &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;di Cristina Capone (Sirka)&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;4 luglio venerdì&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;ore 18&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;L‘ordine delle stelle&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Milli Toja 95 minuti&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;- FUORI CONCORSO&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;ore 21&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;E’ femmina, no?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Silvia Novelli&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Split&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Luki Massa&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Questa notte è volata via&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Elisa Bertolotti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;La Visita&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di Ester De Miro FUORI CONCORSO&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Amelia&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;, di Chiara Idrusa Scrimieri&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(255, 255, 255);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left; color: rgb(153, 255, 153);" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;5 luglio sabato ore 19&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;Nella Casa di Borgo San Nicola&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(204, 51, 204);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;, di Caterina Gerardi&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u style="color: rgb(204, 51, 204);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;Ogni sera, nell’intervallo, sarà a disposizione un buffet.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;u style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;5 luglio sabato nell’Anfiteatro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;ore 20&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Grande Cena Finale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;ore 21,30&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Incontro fra le partecipanti e le registe&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;o:p style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;span style=""&gt;per info 335 480143 – 338 6699546 – info@nelnomedelladonna.org&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;o:p style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;www.nelnomedelladonna.org&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-1181190059338348820?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/1181190059338348820/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=1181190059338348820&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/1181190059338348820'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/1181190059338348820'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/06/il-trust-nel-nome-della-donna-in.html' title='Esperienze di libertà al femminile - Festival'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-1412190282999721059</id><published>2008-06-21T18:52:00.007+02:00</published><updated>2008-10-13T18:00:04.852+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><title type='text'>il film</title><content type='html'>&lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);font-size:180%;" &gt;nella &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);font-size:180%;" &gt;&lt;i&gt;Casa&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);font-size:180%;" &gt; di Borgo San Nicola&lt;/span&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 204, 255);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(255, 204, 255);"&gt;con le donne, nel carcere&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-style: italic; color: rgb(255, 204, 255);"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(255, 204, 255);"&gt; un film di Caterina Gerardi&lt;/span&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 204, 255);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Pensa Multimedia edizioni, 2008&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;                                 &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;i style=""&gt;Girato nel carcere femminile di&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt; Lecce, questo lavoro – senza &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;prevenzioni e senza indulgenze, &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;attraverso interviste ed incontri – &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;indaga la vita, le considerazioni, le&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt; aspettative e le nostalgie di un&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt; gruppo di donne detenute in regime&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt; di Alta Sicurezza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Caterina Gerardi sostiene che:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt; “Il carcere non è per le donne”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;                                 &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;color:gray;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;Il film, che è già stato visto in diverse città italiane, fra cui Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Catania, Palermo, sarà proiettato prossimamente a:&lt;br /&gt;&lt;span style="color:red;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);"&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);"&gt;Lecce&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;  &lt;/span&gt;sabato 5 luglio ore 19, presso Museo Provinciale Sigismondo Castromediano&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p style="color: rgb(255, 204, 255);"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);"&gt;Venezia&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt;mercoledì 23 luglio ore 20,30 presso &lt;/span&gt;&lt;st1:personname style="color: rgb(204, 204, 204);" productid="la Sala Auditorium" st="on"&gt;la Sala Auditorium&lt;/st1:personname&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt; del Centro Culturale Candiani&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p style="color: rgb(255, 204, 255);"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);"&gt;Trieste&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt;giovedì 24 luglio ore 21 presso Giardino Androna degli Orti 4/b&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p style="color: rgb(255, 204, 255);"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);"&gt;Fabro&lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(255, 204, 255);"&gt;Scalo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt;   &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 204, 204);"&gt;sabato 9 agosto ore 17,30 presso Terradilei- loc. Farnetico 9&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-1412190282999721059?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/1412190282999721059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=1412190282999721059&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/1412190282999721059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/1412190282999721059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/06/il-film.html' title='il film'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-5026515008986360424</id><published>2008-06-21T18:50:00.001+02:00</published><updated>2008-06-22T11:15:53.009+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monica Massari'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><title type='text'>Uno sguardo di donna sulle donne recluse nel circuito di alta sicurezza del carcere di Lecce</title><content type='html'>&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size:14;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;di Monica Massari&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: right;" class="MsoNormal"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Prima di arrivare nel 1999 al riconoscimento da parte della Corte di Cassazione della possibilità che le donne potessero far parte pienamente di un’associazione mafiosa, le storie giudiziarie dei clan sono state dense di riferimenti a una sorta di &lt;i style=""&gt;inferiorità&lt;/i&gt; – anche nel crimine – delle donne: appiattite sulla figura dell’uomo, strumenti &lt;i style=""&gt;inconsapevoli&lt;/i&gt; delle attività dell’organizzazione mafiosa, escluse per definizione dall’appartenenza al sodalizio, &lt;i style=""&gt;vittime&lt;/i&gt; della volontà maschile o, caso mai, &lt;i style=""&gt;complici&lt;/i&gt; obbligate delle condotte dei propri uomini. E infatti per molto tempo non vi è stato un riconoscimento sotto il profilo giudiziario delle loro eventuali responsabilità. Semmai, l’accusa principale era quella di semplice favoreggiamento.&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Fino ai primi anni ’80 del secolo passato le donne, dunque, erano &lt;i style=""&gt;invisibili&lt;/i&gt;, apparentemente &lt;i style=""&gt;assenti&lt;/i&gt; dalle cronache giudiziarie dei fatti di mafia. E’ solo negli anni successivi che si iniziano a far sentire le prime voci di donne di mafia sulla scena pubblica: in veste di sostenitrici della presunta innocenza dei propri uomini, in un periodo in cui l’esplosione del fenomeno dei pentiti aveva inferto un duro colpo ai clan e innescato una pesante offensiva giudiziaria. Donne che parlano ai giornali, che rilasciano interviste alle reti televisive, che si incatenano davanti ai tribunali. Donne che risultano saper fare un uso accorto delle strategie della comunicazione che si serve dei mass media, proprio per lanciare minacce, per comunicare in codice, per incitare alla violenza. Ma le donne sono anche coloro che vengono ritenute più &lt;i style=""&gt;affidabili&lt;/i&gt; nei momenti di emergenza, per conservare il denaro e riscuotere i pagamenti, comunicare fra il carcere – dove si trovano i propri congiunti – e il mondo esterno. Non più e soltanto a ripulire i vestiti macchiati di sangue del proprio marito, figlio o fratello, relegate in cucina a preparare il caffé, o ritratte piangenti dietro ai cortei funebri, ma dotate di competenze specifiche, coinvolte con ruoli di responsabilità negli affari del clan e in grado di offrire il loro pieno appoggio alle strategie dell’organizzazione. Una combinazione efficace fra tradizione e modernità che è risultata particolarmente funzionale agli interessi delle cosche. &lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Le donne protagoniste del bel documentario di Caterina Gerardi, realizzato con la collaborazione di Sandra del Bene e Rosamaria Francavilla e accompagnato da un volume con saggi e interventi di Silvia Baraldini, Paola Bonatelli, Renate Siebert e Carla Vestroni (Pensa Multimedia edizioni, 2008), ci offre, dunque, un’occasione unica di calarci totalmente, con uno &lt;i style=""&gt;sguardo di donna&lt;/i&gt;, all’interno di un universo femminile che è in parte composto – almeno secondo quanto stabilito dall’accusa che le ha condotte in carcere -&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;proprio da &lt;i style=""&gt;quelle&lt;/i&gt; donne. Donne, cioè, che si trovano a condividere un’esperienza di reclusione all’interno del circuito di alta sicurezza del carcere di Lecce (la &lt;i style=""&gt;casa&lt;/i&gt; di Borgo San Nicola citata nel titolo), perché accusate o condannate per reati gravi, cioè reati associativi. Donne molto diverse per età, cultura, provenienza, professione, situazione familiare, caratteristiche personali che si trovano a &lt;i style=""&gt;con-vivere&lt;/i&gt;, a trascorrere un pezzo della propria vita assieme, all’interno di un luogo, di un’istituzione &lt;i style=""&gt;totale&lt;/i&gt; che ordina e regola, sin negli aspetti più minuti della normale quotidianità, le loro esistenze. &lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;E lo sguardo delle autrici, delicatamente intenso, ma a tratti drammatico e inquietante, attraverso le parole, gli argomenti che sollecita e affronta, e con le immagini, i suoni che propone, decide di fare una scelta di campo. Una scelta molto coraggiosa, quasi &lt;i style=""&gt;sovversiva - &lt;/i&gt;oserei dire - dal momento che &lt;i style=""&gt;sovverte&lt;/i&gt; totalmente, scompiglia quelle che sono solitamente le narrazioni e le analisi sul carcere: analisi, appunto, &lt;i style=""&gt;su &lt;/i&gt;qualcosa (un luogo fisico, ma anche simbolico), &lt;i style=""&gt;su&lt;/i&gt; qualcuno che lì si trova, suo malgrado, ad abitare (i detenuti e le detenute) o a lavorare (il personale penitenziario, gli educatori). Questa prospettiva basata sul ragionare &lt;i style=""&gt;su qualcosa&lt;/i&gt;, invece, viene ribaltata, restituendo protagonismo, dando letteralmente la parola a soggetti che solitamente sono costretti entro una dimensione di silenzio, dal momento che la loro condizione li condanna, inevitabilmente - se non con alcune eccezioni – a rimanere &lt;i style=""&gt;muti&lt;/i&gt;, &lt;i style=""&gt;afoni&lt;/i&gt;, al di fuori, cioè, delle narrative e dei discorsi che pur li riguardano direttamente. Queste donne, invece, parlano, e parlano in prima persona: &lt;i style=""&gt;esprimono&lt;/i&gt; le loro ansie, i loro problemi, i timori; &lt;i style=""&gt;raccontano&lt;/i&gt; di sé, delle proprie relazioni affettive e familiari, soprattutto dei propri figli, ma anche dei mariti e dei compagni; &lt;i style=""&gt;affrontano&lt;/i&gt; questioni complesse legate alla vita all’interno del carcere e alle difficoltà di sopravvivere a essa, mantenendo – come loro dicono - la propria individualità, la propria identità; ma soprattutto queste donne – in alcuni dei passaggi cruciali del documentario -&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;affermano&lt;/i&gt; il proprio punto di vista, &lt;i style=""&gt;reclamano&lt;/i&gt; i loro diritti,&lt;i style=""&gt; urlano&lt;/i&gt; le proprie verità. E buona parte della loro verità riguarda i motivi per cui, alla fine, si trovano a essere protagoniste di questo documentario: l’accusa e, in alcuni casi, la condanna, per associazione mafiosa o associazione finalizzata al commercio di droghe. &lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Questo ovviamente costituisce un tema centrale attorno al quale le donne protagoniste de &lt;i style=""&gt;La &lt;/i&gt;casa&lt;i style=""&gt; di Borgo San Nicola &lt;/i&gt;dibattono, si esprimono, spesso con toni molto accesi e alterati. Ovviamente il fatto che queste donne siano o meno colpevoli &lt;i style=""&gt;veramente&lt;/i&gt; di quanto la giustizia, i giudici – come dicono loro – gli contestano non è qui oggetto di discussione. Non ritengo, infatti, che sia rilevante stabilire fino a che punto esse siano &lt;i style=""&gt;sincere&lt;/i&gt; quando rispondono alla domanda che per prima, proprio all’inizio del filmato, viene rivolta a una di loro e poi, man mano che il documentario avanza, un po’ a tutte: &lt;i style=""&gt;Perché sei qui? Perché siete qui?&lt;/i&gt; Forse, invece, ciò che colpisce maggiormente è la &lt;i style=""&gt;rappresentazione &lt;/i&gt;che esse forniscono della realtà, della &lt;i style=""&gt;loro&lt;/i&gt; realtà – una realtà schizofrenica, ma anche drammatica e totale, - e le modalità attraverso cui esse costruiscono e decostruiscono continuamente le cause e i significati della loro condizione di reclusione e di separatezza a seconda dei contesti e delle necessità.&lt;/p&gt;    &lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;«Sono succubi, vittime o sono attive?» chiede Caterina Gerardi alla direttrice del carcere nel corso del colloquio riportato nel film. Il processo di emancipazione femminile unitamente alla maggiore scolarizzazione e all’acquisizione di professionalità proprie hanno avuto senz’altro un peso rilevante, riflettendosi nel cambiamento del ruolo assunto dalla donna all’interno dell’universo criminale, come diverse ricerche condotte negli ultimi quindici anni (soprattutto da studiose donne) hanno chiaramente indicato. Ma è possibile parlare di un vero e proprio ruolo di comando? Sono numerosi i casi in cui le donne sembrano svolgere compiti di responsabilità all’interno dei clan. E il carcere (o, in altri casi, la latitanza dei propri uomini) costituisce, a ben vedere, uno dei fattori scatenanti del passaggio delle donne a un ruolo più diretto nella gestione e partecipazione alle attività dell’organizzazione criminale. E qui si comprende – riprendendo un&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;passaggio del film– perché esse non vengano quasi mai arrestate &lt;i style=""&gt;assieme&lt;/i&gt; ai propri compagni, figli o fratelli. Esse diventano l’elemento di raccordo fra il dentro e il fuori, messaggere delle istruzioni da impartire all’esterno, collettrici dei profitti illeciti, amministratrici di alcune attività, consigliere ascoltate nei momenti di difficoltà, quasi sempre quando gli uomini sono impossibilitati a farlo. E’ alle donne che viene delegato il potere in assenza degli uomini: anche se poi bisogna vedere se si tratta – come notano alcune - di una &lt;i style=""&gt;delega temporanea&lt;/i&gt; o di un &lt;i style=""&gt;potere riconosciuto e legittimato.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Parliamo, dunque, di un universo sociale, culturale, famigliare profondamente maschile, sessista, orientato fortemente verso un sostanziale anti-egualitarismo e che si evidenzia particolarmente nel rapporto con le donne e il femminile in generale, come ben evidenzia Renate Siebert in uno dei saggi raccolti nel volume che accompagna il documentario.&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Sarebbe stato interessante ascoltare che cosa queste donne pensano della mafia….Ma ancor di più, ritengo che sarebbe stato interessante ascoltare che cosa esse pensano dei rapporti fra i sessi, al di là della dimensione familiare e di quella degli affetti che le coinvolge più direttamente…E ancora: come si rappresentano i processi di emancipazione femminile in un contesto di modernità liquida, in divenire, qual è quello in cui ci troviamo a vivere?… E soprattutto, anche alla luce delle parole estremamente efficaci pronunciate da Silvia Baraldini nel corso del documentario, quale strategia, quale contributo queste donne possono apportare affinché la condizione di shock anestetizzante prodotta dal carcere sulla sfera più profonda della propria esistenza fisica, psichica ed emotiva possa tramutarsi anche in capacità di azione, in una strategia di mutamento, in forme di partecipazione?&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoBodyText"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;«Il carcere crea mostri» afferma amaramente una delle protagoniste….e non può che essere così nel momento in cui l’assenza o l’insufficienza di tutta una serie di percorsi di sostegno o di ri-socializzazione è lampante rispetto alla finalità prioritaria della cosiddetta “sicurezza sociale”, cioè della reclusione e dell’internamento che produce poi un’inevitabile disumanizzazione, un’umiliazione profonda destinata a nutrire unicamente un senso di disfatta se non, in alcuni casi, di vendetta. “Lo stato delle prigioni riflette il livello i democrazia di un Paese”, ci ricorda ancora Silvia Baraldini, ed è da qui che a mio avviso occorre ripartire, proprio perché la negazione di alcuni diritti fondamentali – l’istruzione, la salute, il lavoro retribuito – altro non fa se non annullare totalmente la possibilità che possa avvenire un superamento della visione del carcere nei termini di una vera e propria &lt;i style=""&gt;morte civile&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-5026515008986360424?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/5026515008986360424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=5026515008986360424&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/5026515008986360424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/5026515008986360424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/06/uno-sguardo-di-donna-sulle-donne.html' title='Uno sguardo di donna sulle donne recluse nel circuito di alta sicurezza del carcere di Lecce'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-5692389831958109826</id><published>2008-06-20T15:56:00.000+02:00</published><updated>2008-06-20T16:18:29.417+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nicoletta Salvemini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><title type='text'>IL CARCERE NON E' PER LE DONNE</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;di Nicoletta Salvemini&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Desidero partire da uno dei principi fondamentali della nostra costituzione: il principio di uguaglianza. Quello che nel primo comma dell’art. 3 afferma che tutti sono uguali senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e personali (principio di uguaglianza formale) e che nel secondo impegna la repubblica a rimuovere gli ostacoli sociali ed economici al fine di rendere effettiva l’uguaglianza (principio di uguaglianza sostanziale).&lt;br /&gt;L’uguaglianze sostanziale in buona sostanza ha svolto e continua a svolgere una funzione correttiva del principio di uguaglianza formale al fine di garantire il pieno sviluppo della persona.&lt;br /&gt;Ora, come non vedere tra gli ostacoli quelli che la donna in quanto soggetto femminile patisce nella struttura carceraria? Dire che le donne sono uguali agli uomini a prescindere dall’essere donna significa fermarsi alla titubanza, alla cautela del primo comma e non leggere nella forza e prorompenza del secondo, la garanzia di un’eguaglianza sostanziale basata sul riconoscimento effettivo, reale, naturale della differenza sessuale.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Se la differenza tra i sessi è la prima delle differenze nell’umanità, quella su cui tutte le altre si costruiscono, la libertà personale è la prima tra le libertà naturali e inviolabili riconosciute dal nostro ordinamento e sulle quale tutte le altre libertà –individuali e sociali- si modellano.&lt;br /&gt;Come coniugare quindi la &lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Calibri;"&gt;differenza&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; di genere all’interno del carcere, luogo dove di quella libertà si è private? Questo è l’interrogativo che Caterina e le altre si sono poste e ci pongono.&lt;br /&gt;Ed è su questo terreno che dobbiamo confrontarci senza cedere alla tentazione di spostare l’asse della discussione sull’ideologia destra/sinistra, questo cedimento tradirebbe lo spirito di questa iniziativa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La presenza qui di Silvia Baraldini non testimonia il terrorismo ma quello che il terrorismo, con l’istituzione delle carceri speciali, ha prodotto sul corpo di una donna. Le detenute politiche, come &lt;st1:personname productid="la Baraldini" st="on"&gt;la  Baraldini&lt;/st1:personname&gt;, avevano proposto negli anni 80 un’immagine della trasgressione diversa da quella tradizionale perché avevano sovvertito l’ordine sociale e non la sfera domestica. Non dimentichiamo che se oggi le donne vanno in carcere prevalentemente per reati connessi agli stupefacenti, le prime detenute agli inizi del 900 erano meretrici, vagabonde, traviate che andavano rieducate all’interno di istituzioni religiose o assistenziali. La trasgressione femminile all’epoca era letta come amoralita’ più che come illegalità e come tale agita. Chi, come Silvia Baraldini, ha rifiutato il ruolo femminile tradizionale ha pagato prezzi altissimi ( 23 anni di detenzione). A quello doppio delle detenute comuni ( quell’in più in quanto donna) si è aggiunto per lei il sovrapprezzo del terrorismo. Il carcere, come tutti i luoghi dove si esercita potere, ha una struttura maschile che non conosce il corpo femminile: le mestruazioni, la menopausa, la maternità vengono imprigionate. E quando la questione femminile è entrata in carcere ciò è accaduto solo per tutelare i figli piccoli della madre detenuta e non per pensare e agire un trattamento penitenziario differente per la detenuta in quanto donna (proprio in questi giorni la sentenza di condanna definitiva a carico di Annamaria Franzoni ripropone il problema delle madri detenute). &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La presenza, inoltre, sul nostro territorio, di poche carceri femminili, fa sì che molte detenute vengano trasferite in penitenziari lontani dalla residenza familiare, rendendo la separazione dagli affetti maggiormente traumatica. E ancora. Le donne ( appena il 5% dell’intera popolazione carceraria)sono detenute prevalentemente per reati connessi agli stupefacenti. In questi reati il tasso di recidiva è molto alto e ciò indica non solo che il ritorno in carcere non ha interrotto il precedente modus vivendi, ma soprattutto che la pena detentiva, per queste donne, non ha svolto alcuna funzione se non quella di infliggere una sofferenza fine a se stessa. Può sembrare paradossale ma il fine rieducativo della pena (fine previsto dall’art. 27 della Costituzione ma mai e per nessuno e nessuna perseguito) presuppone una significativa permanenza in carcere. In definitiva, per dirla con Caterina in estrema sintesi, il carcere non e’ per le donne. Non c’è da stupirsi dal momento che sappiamo che il sapere con le sue leggi e interpretazioni è stato modellato al maschile. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Anche l’ordinamento penitenziario, leggendo la storia della detenzione femminile, risente di questa parziale visione del mondo. Il soggetto intorno al quale minori e donne vengono definiti è il maschio adulto: e’ lui il soggetto imputabile per la legislazione penale. Donne e minori costituiscono l’eccezione al modello e vengono accomunati nel concetto di soggetti deboli: la debolezza dei minori è non essere adulti, quella delle donne non essere uomini.&lt;br /&gt;E in ossequio a queste debolezze - che altro non sono che &lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Calibri;"&gt;diversita’&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;- è stato costruito un regime sanzionatorio, ma prima di esso un regime giuridico, ispirato alla tutela del soggetto debole.&lt;br /&gt;La conferma ci viene osservando l’evoluzione della normativa penitenziaria.&lt;br /&gt;Dalla riforma dell’ordinamento penitenziario del 1975 alla legge Gozzini del 1986 fino ad arrivare alla legge 8 marzo 2001 intitolata “ Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e figli minori. Con questa legge vengono introdotte&lt;br /&gt;a. la detenzione speciale domiciliare (art. 3) b. l’assistenza esterna dei figli minori (art. 5).&lt;br /&gt;Pur recando tale legge una data simbolica ( 8 marzo, appunto) notiamo che paradossalmente non si è guardato alla popolazione carceraria femminile con sguardo femminile.Difatti, fra le condizioni di ammissione alle misure, vi è&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;1. la non sussistenza di un concreto pericolo di reiterazione del delitto&lt;br /&gt;2. la sussistenza di una concreta possibilità di ripristinare la convivenza con i figli minori degli anni 10 condizioni queste inconciliabili con i reati connessi agli stupefacenti e alla prostituzione che rappresentano un alto tasso di recidiva e di cui sono incriminate la maggior parte delle detenute madri. Inoltre il regime sanzionatorio del 416bis, (cui sono sottoposte le detenute protagoniste del film) esclude l’applicazione dei benefici.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;In definitiva, le misure alternative per loro pensate non ci sono e non ci possono essere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per finire. La riflessione sulla differenza di genere nelle carceri ci interroga sul nesso eguaglianza-differenza.&lt;br /&gt;Pensare la differenza come un incontro senza dominio, come relazione nella diversità interroga le molte donne che oggi dirigono istituti penitenziari, lavorano come agenti o educatrici a contatto con le detenute e soprattutto le donne giudici di sorveglianza. Donne che si muovono in una struttura maschile con modalità di relazioni basate sul potere.&lt;br /&gt;Rivisitare l’eguaglianza affiancando ad essa la differenza di genere significa mettere in relazione, far dialogare, l’astrattezza del principio formale con la materialita’ della situazione concreta. Significa interpretare la norma, un’arte più che un’operazione, in grado di dare altro senso al principio di uguaglianza che non deve funzionare rigidamente ma deve essere capace di rendere eguali nella differenza. Un’interpretazione fatta nella consapevolezza che essa non è il fine da raggiungere ma uno strumento per raggiungere il fine e il fine è essere eguali tra diversi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Può apparire un ossimoro ma se i termini della comparazione &lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Calibri;"&gt;uomo-donna&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; fossero del tutto uguali e non presentassero delle differenze, non ci sarebbe la necessità di stabilirne l’eguaglianza!&lt;br /&gt;La natura ci ha fatto differenti e quindi nell’ interpretare e applicare la norma occorre partire da una verità inconfutabile: nascere donna o uomo preesiste al diritto e alle sue regole.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-5692389831958109826?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/5692389831958109826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=5692389831958109826&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/5692389831958109826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/5692389831958109826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/06/di-nicoletta-salvemini-desidero-partire.html' title='IL CARCERE NON E&apos; PER LE DONNE'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4757254087653507403.post-1897792386622556545</id><published>2008-06-20T15:41:00.000+02:00</published><updated>2008-06-20T16:10:10.371+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elisabetta Liguori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nella Casa di Borgo San Nicola'/><title type='text'>ESTETICA E FILOLOGIA DI UN CARCERE</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;di Elisabetta Liguori&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;“Potrà in futuro esistere una società senza carcere?”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Questo interrogativo, assieme ad altri dallo stesso derivati, serpeggiava tra i sussurri della sala di Torre del Parco destinata alla giornata di studio sul tema delle “donne in carcere” il 12 giugno scorso. È passato qualche giorno, ma gli accenti di quella giornata intensa mi risuonano ancora nella testa. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tutto è cominciato con la pubblicazione di un film reportage e di un saggio scritto per &lt;st1:personname productid="la Pensa Multimedia" st="on"&gt;la Pensa Multimedia&lt;/st1:personname&gt; e la piena realizzazione di un progetto voluto fortemente da Caterina Gerardi, Rosamaria Francavilla e Sandra Del Bene. Tre donne dai grandi occhi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Da quello tutto il resto. Il bisogno di approfondimento. Il passa parola. L’inquietudine. Donne che incontrano altre donne prima, poi tutto il resto, come spesso accade. Perché le donne spesso segnano l’inizio di grandi trasformazioni. Da queste donne in carcere, in particolare, sono derivate Immagini, reazioni forti, legami, polemiche, dubbi, buoni e cattivi propositi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ma veniamo a questa giornata intensa, dunque.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Moltissime le donne in sala, sin dalla mattina. Tra le presenti all’inizio s’è insinuato il sospetto che si potesse finire per parlarsi addosso. Le donne diffidano delle altre donne. Si sa. S’agitavano, si salutavano cortesi ma sospettose, protestano per le sedie scomode, confrontavano abbigliamento e acconciature. Poi, al momento del buio e della proiezione, le immagini hanno avuto il sopravvento su ogni altra resistenza o vezzo.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Dopo la visione è scattata&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;istintiva la solidarietà, la riflessione silenziosa. I quesiti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tutto questo grazie ad un film che funziona, non v’è stato alcun dubbio a riguardo. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Fortunate le donne che sono riuscite a realizzarlo, incontrando tra le istituzioni coinvolte individui capaci di coglierne a pieno coraggio e potenzialità. Questo film ora c’è, esiste, resisterà nel tempo, possiamo (dobbiamo) usarlo nell’interesse collettivo, a prescindere da quello che sarà il destino futuro delle detenute che ne sono state protagoniste. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Personalmente, sin da subito mi sono resa conto che era valsa la pena far tre giri in macchina intorno all’isolato per trovare un parcheggio e poi decidermi ad acquistare un grattino che valesse l’intera giornata. La proiezione, infatti, ha subito generato tra i presenti un clima d’attesa, un bisogno del tutto rinnovato di capire meglio, di prendere tempo. Di utilizzare il tempo. Qualcuno in sala ha parlato di docu-fiction, facendo riferimento alla dose massiccia di realtà presente nelle riprese ed alla rappresentazione (non finzione in senso stretto) che le detenute della Casa Circondariale di Borgo San Nicola di Lecce sono state capaci di dare di se stesse. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non una sezione femminile comune, sia chiaro, ma la sezione ad alta sicurezza. Quella senza privilegi. Quella più oscura. Quella che cerca di contenere soprattutto il crimine organizzato, quello più pericoloso. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;A distanza di giorni vedo e rivedo lo stesso riverbero nella mia testa. È la forza delle immagini. Le suggestioni visive devono aver avuto lo stesso peso dei suoni per le tre autrici di questo reportage. Tutto è metallico. I colori ghiacciati, i rumori di chiavistello freddo, affiancati alle risate stracciate e grossolane e ai giri di luce solare rappresa in pochi metri quadrati. Ciascuno di questi elementi riesce a dare l’idea della sospensione, dello stop, dello spazio bianco da inventare. Voci che si alternano ad altre voci, voci che sparano, poi frenano, tutte diverse eppure armoniche. Luci omogeneamente espanse dai neon, dentro le quali le detenute intervistate, una per una o tutte insieme, non riescono a nascondersi. Piccoli dettagli di cella, stracci stesi sulle sbarre ad asciugare, rose di pezza in vasi di vetro, ciabatte che si muovono lungo corridoi grigi, unghie laccate di fresco, tatoo dettagliati come affreschi. Il ritmo del racconto offerto nei&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;sessanta minuti di proiezione è alternato, le donne parlano a rotazione, s’inseguono, si sovrappongono, si contraddicono, così da garantire dinamismo e adesione emotiva. Nessun sentimentalismo, sia chiaro, solo malinconia e carattere. È per questo che il film ha funzionato a mio avviso. Ha carattere.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Subito dopo il brusio, tra i presenti e la città con noi, ha preso vita il dibattito. Preliminare l’intervento della sociologa Monica Massari, dell’Università della Calabria. La sua è stata una dettagliata analisi storico-antropologica del crimine organizzato, dagli anni 80 ad oggi, e, soprattutto, dell’evoluzione del ruolo della donna al suo interno. La visione del film aveva punto l’uditorio a questo proposito. Le detenute scelte per il video, con volti duri, mimica serrata e convincente, avevano lamentato una errata percezione del loro ruolo all’interno delle associazioni criminose da parte della magistratura, e il pubblico in sala aveva cominciato a chiedersi che donne fossero quelle: vittime o attrici consapevoli, protagoniste forti o fragili comparse? Normalizzatrici involontarie di contesti famigliari deviati o sostitute determinate ed essenziali? Che legge è quella che le condanna? Quello che la sociologa ha voluto evidenziare partendo dal dato numerico (la statistica ci parla di un più ridotto numero di crimini femminili, trend mai posto in discussione) è stata proprio la differenza di genere, sia fuori che dentro il carcere, e la graduale evoluzione delle forme del crimine stesso nel tempo. L’alta sicurezza, in particolare, è una minoranza nella minoranza, ma una minoranza in evoluzione. Non è mai facile per lo Stato gestire le minoranze, eppure oggi il legislatore ne sta prendendo contezza. Comincia a guardare al futuro. Studia la natura del crimine, le sua particolarità, quanto le sanzioni dovute. La capacità di delinquere delle donne non ha più nulla da invidiare a quella degli uomini. Sarebbe opportuno che le donne stesse lo riconoscessero, anche all’interno di un’esperienza affittiva come quella del carcere, per acquistare maggiore coscienza di sé, delle proprie capacità, per ripartire proprio da quelle, trasformando i propri errori in punti di forza, i propri vizi in qualità. Capacità relazionali, inventiva, creatività imprenditoriale, forza di carattere, verve emotiva. Condizioni da usare non contro la società civile, ma per la società civile. È questo l’unico incipit possibile per un percorso di rieducazione autentica, per il vero reinserimento sociale dei detenuti. La società deve usare la materia di cui dispone al meglio. Deve farlo nel suo interesse. Con questo tipo di consapevolezza personale e con la solidale volontà di istituzioni e della collettività tutta, forse si potrebbe davvero cominciare a parlare di futuro.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Perché il carcere dovrebbe poter costruire il futuro. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tra i presenti alla giornata di studio, in molti hanno affermato che il carcere, così come è oggi, non è però una istituzione adatta alle donne. Perché non tiene conto delle differenze. Della maggior sofferenza femminile, del tessuto connettivo che si muove intorno ad ogni donna, del suo corpo, della sua natura, dei suoi sensi di colpa. Questa differenza non è discutibile. Dal punto di vista strettamente estetico, le celle delle donne sono diverse da quelle degli uomini. Come ha rilevato con forza anche la rappresentate dell’associazione Antigone,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Paola Bonatelli, che da sempre si occupa degli spazi carcerari e della vita al loro interno, il caffè delle donne è sempre sul fornello, i pavimenti sono lisi ma sorprendentemente lindi. Odore di bucato nell’aria, punti di colore sparso, qualche risata. Dal punto di vista comportamentale le donne sono sempre indaffarate in qualcosa, cercano di impegnare fisico e anima, sanno intessere relazioni stabili, creare piccoli gruppi, pur senza sentirsi parte di una categoria in senso ampio, non sono preda di codici fissi, parlano, parlano, parlano, dicono di sé e degli altri, esprimono il disagio, non si adattano, reagiscono e di conseguenza sono indotte a far un uso più massiccio di psicofarmaci. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Esiste un surplus di sofferenza per loro? Sembrerebbe proprio di sì. Perché le donne sono bachi da seta. Lavorano fili, creano legami, costruiscono connessioni e ne sono quindi responsabili. Sempre. In contesti deviati, disgregati, marginali, come nella normalità o nella piena integrazione. È dato storico e culturale incontrovertibile: le donne si curano del mondo, pensano al futuro e in qualche maniera lo partoriscono, anche quando non mettono al mondo figli. Un’esperienza d’interruzione e sosta dolorosa come è il carcere recide dunque tutti quei fili. Punisce e cancella. Priva le donne del loro ruolo, le isola e viola, molto di più di quanto non faccia per gli uomini, scatenando sensi di colpa profondissimi nei confronti dei figli, della famiglia, della casa, dei luoghi abbandonati. E quando parliamo di donne parliamo inevitabilmente di bambini. Di queste appendici. Debito e credito fondante le loro esistenze. Cosicché l’idea di carcere si intreccia con infinite variabili forme d’amore e sofferenza.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sarebbe dunque giusto pensare ad un carcere femminile diverso? Che sia retributivo, ma anche umano?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;O forse ad un carcere diverso per tutti, più in generale? &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ecco il punto dolens dell’intera giornata di studio. Ecco la necessità di approfondimento filologico intorno ai discorsi sulla vita carceraria. A chi giova il carcere? Cosa è il carcere? Come lo si può rappresentare?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tra le relatrici Silvia Baraldini mi è parsa la più sicura di sé. L’esperienza pregressa e prolungata, presso diversi carceri nazionali e non, ha fatto di lei una donna diversa: lucida, determinata, disinvolta, ed&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ha reso il suo intervento ancor più pungente, carico di pathos, in qualche modo più spettacolare degli altri, ricco di spunti esotici e internazionali. Miratissimo come un tiro di fonda dritto al bersaglio. Il cambiamento delle carceri in Italia e nel mondo, ha detto Silvia, non può che coincidere con il cambiamento degli stessi detenuti, deve essere opera loro, passare per le loro mani, la loro volontà, senza che questo significhi, ovviamente, rinunciare alla sicurezza sociale che ogni società civile pretende. Nessun paternalismo, quindi, ma riconoscimento di diritti, doveri e potenzialità diversificate. Mai fare delle detenute dei mostri o peggio delle martiri, madri demoniache o inette e addolorate, ma donne. Donne consapevoli. Donne capaci di scelte. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Aldilà delle serena maturità della Baraldini, la giornata di studio del 12 giugno è stata comunque segnata da una giusta inquietudine. Conoscere il carcere, discernere nel carcere, cambiare il senso del carcere. Bilanciare gli interessi giuridici che girano intorno all’istituzione carceraria, oggi più che mai al centro di cronaca e approfondimento. Farlo subito. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ecco “bilanciare” è il verbo chiave quando si parla di giustizia. Il magistrato di sorveglianza di Lecce, Silvia Dominioni, con il suo intervento finale ha saputo mettere in evidenza, in via di necessaria sintesi conclusiva, proprio questo sforzo estremo e primario.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il carcere è senza dubbio ultima ratio. È l’ultimo passo di un primo percorso articolato e il primo di uno successivo, ancor più complesso. Il legislatore è attentissimo a questo e di recente sono state compiute molte scelte politiche e giudiziarie del tutto innovative. Forse un maggior coraggio legislativo e l’attribuzione di una maggiore discrezionalità alla magistratura di sorveglianza, così da consentire alla stessa di distinguere caso da caso e decidere di conseguenza (perché la vera democrazia si cela sempre nel rispetto delle differenze) avrebbe giovato, ma gli anni in corso hanno comunque evidenziato una particolare sensibilità pubblica nei confronti delle diverse realtà carcerarie. Eppure il carcere c’è. C’è ancora. Ed è sempre conseguenza di una responsabilità penale personale. Come ogni altro atto giudiziario, è figlio di un equilibrio tra contrapposti interessi di pari dignità. Diritti, giustizia e legge. Il diritto delle vittime e quello del reo. I figli del reo e quelli delle vittime. Il bisogno sociale di sicurezza e quello del recupero di chi ha sbagliato. Il giudice è chiamato a servirsi della legge per mediare e far giustizia. Un compito difficile, che delegittimare o sminuire è un errore, le cui conseguenze potrebbero essere incalcolabili. A ciascuno quindi la sua parte. Donne e uomini. È necessario che ciascuno recuperi il senso del proprio ruolo: che la famiglia educhi, che l’insegnante insegni, che le donne crescano, che l’uomo edifichi, che il magistrato costruisca giustizia ed equilibrio, che la società accolga chi vuole essere fattivamente riaccolto. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Possiamo confermarlo: la proiezione cinematografica del 12 giugno scorso ha funzionato. Ha partorito sogni e incubi. E domande. Molte domande. Il cinema funziona così. In una società ideale in cui ogni ruolo sia inteso come fondamentale, ogni differenza rispettata, ogni bisogno riconosciuto e bilanciato, ogni competenza sviluppata, il carcere potrebbe divenire una scatola inutile. Potrebbe. Ma potrebbe anche non accadere mai. Magari al contrario, senza saperlo, ci muoviamo verso case di costrizione sempre più affollate, odiose, disumane, inevitabili; magari stiamo costruendo con le nostre stesse mani orride sbarre di metallo intorno al nostro universo libero. Magari è così. Sogni e incubi e l’impegno che ne deriva.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sì, per quel che mi riguarda posso dirlo, il film ha davvero funzionato.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4757254087653507403-1897792386622556545?l=donnecarcere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://donnecarcere.blogspot.com/feeds/1897792386622556545/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4757254087653507403&amp;postID=1897792386622556545&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/1897792386622556545'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4757254087653507403/posts/default/1897792386622556545'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://donnecarcere.blogspot.com/2008/06/estetica-e-filologia-di-un-carcere.html' title='ESTETICA E FILOLOGIA DI UN CARCERE'/><author><name>caterina gerardi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11540003890377850238</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
